Lunedì degli aneddoti – XIV – Il barile si ferma qui

Quando mi capita di leggere un aneddoto carino, da qualche parte, me lo appunto per non dimenticarlo: così ora ho un piccolo mazzo di aneddoti che ogni tanto racconto. Pensavo di farci un libro, un giorno, ma forse è più carino pubblicarne uno, ogni tanto, sul blog. Questo ‘ogni tanto’ sarà ogni lunedì.

Il barile si ferma qui

In Italiano deriva da un gioco di bambini che si faceva anche secoli fa, e si dice scaricabarile. È un’operazione di cui spesso accusiamo i politici – non a torto – ma a cui siamo tutti cagionevoli: la colpa è sempre di qualcun altro, e il barile viene passato di braccia in braccia fino a non capire chi ne è il responsabile.
Al contrario, una delle cose che si dice sempre dell’inglese è che sia l’unica lingua in cui esiste la parola “accountability”, che vuoldire qualcosa come “avere le piene responsabilità di”, ma un po’ di più; e che questo sia mostra della maggior attitudine alla responsabilizzazione degli anglosassoni.
Tuttavia lo scarica barile c’è anche in inglese, e si dice “to pass the buck”. Il “buck” però non è un barile, ma una sorta di segnaturno del poker. E fu proprio un giocatore di poker che regalò al Presidente Truman la piccola insegna che comparve sulla scrivania di Truman, destinata a rimanerci per entrambi i mandati: anche negli Stati Uniti succede che i politici si scarichino il barile della responsabilità di qualche provvedimento – l’unico che non può farlo, per ovvie ragioni, è il presidente.
Esattamente con questo intento, a significare che la responsabilità ultima fosse soltanto sua, Harry Tryman portò nello Studio Ovale il fermacarte con la frase divenuta oramai celebre e di uso comune negli Stati Uniti: Il ‘barile’ si ferma qui. “The buck stops here”.

[Qui il primo: Brutti e liberi qui il secondo: Grande Raccordo Anulare qui il terzo: Il caso Plutone qui il quarto: I frocioni qui il quinto: Comunisti qui il sesto: La rettorica qui il settimo: Rockall qui l’ottavo: Compagno dove sei? qui il nono: La guerra del Fútbol qui il decimo: Babbo Natale esiste qui l’undicesimo: Caravaggio bruciava di rabbia – qui il dodicesimo: Salvato due volte – qui il tredicesimo: lo sconosciuto che salvò il mondo]

Non hai capito davvero una cosa fino a quando non sei in grado di spiegarla a tua nonna

Questa è una bella storia: quando la nonna di Josh Sullivan ha saputo che il figlio non credeva (più) in Dio, ha deciso di scrivergli una lunghissima e molto articolata (la nonna è laureata in biologia) lettera, mettendolo in guardia dai pericoli del credere che Dio non ci sia, dall’essere tentato dal Diavolo:

Nonna

Josh le ha scritto una risposta molto bella e densa, con figure e note, che vi consiglio di leggere, una domenica:

Ho messo sul tavolo ciò in cui credo, in modo che fosse soggetto a uno sguardo onesto. E qui è dove quello sguardo mi ha portato. Ancora più importante, ciò che credo rimane sul tavolo, sempre soggetto a critiche e rivalutazioni. Unisciti a me in questa operazione. Mettiamo le nostre credenze sul tavolo. Confrontiamole, opponiamole, e usiamo la luce della ragione per valutarne onestamente le evidenze che tengono in piedi ciò in cui crediamo. Sant’Agostino disse “tutta la verità è verità di Dio”. Questa frase e altre come queste mi hanno permesso di superare la paura di scrutare dentro a quei dubbi lancinanti negli anni, per fronteggiare la possibilità che alcune delle mie credenze non fossero valide, e per lasciarmi indietro quelle credenze che – semplicemente – non sono rimaste in piedi

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Tu chiamala se vuoi… Guantanamo

Come biasimarlo? O come biasimarla?

Una saudita ha chiesto il divorzio dopo aver scoperto che il marito l’aveva soprannominata ‘Guantanamò sul suo cellulare. Lo scrive oggi il quotidiano al Watan secondo il quale la donna, di una trentina di anni e abitante a Gedda, ha scoperto per caso che il marito aveva memorizzato con il nome della tristemente famosa prigione americana sull’isola di Cuba, il suo numero di telefono. Ha infatti provato a chiamarlo sul cellulare ma lo sventurato l’aveva lasciato a casa e la moglie ha potuto così vedere il numero alla voce Guantanamo illuminarsi sul display. Furibonda ha chiesto il divorzio sostenendo che attribuendole un simile nomignolo, il marito la considerava una persona tirannica.

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Andava a cento all’ora di religione

Io sono contrario all’insegnamento della religione islamica – e a quella cristiana, ebraica, induista – a scuola come sono contrario all’insegnamento di qualunque impostura della realtà cristallizzata dalla storia.
Sono ancor più contrario all’inoculamento, da parte dei genitori, di frottole basate su “fedi” fondate solo sul caso di essere nati in un posto anziché un altro.

Ma una volta che, nel Paese, si manifesta la necessità di avere l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole, non capisco dove sia tutto questo scandalo nel volerne proporre anche una di religione islamica.

Mi ritorni in mente

Ce ne fosse uno, di quelli che non vogliono Blair all’UE, che porti un motivo giusto per non volerlo lì.
Io, da amante deluso – quasi per reazione –  ho un ritorno di fiamma.

Poi, metti caso che, hai voglia a banner:

Fratelli Europei: Invadeteci

Dare fuoco alla Bibbia

Uno dice, oh finalmente: finalmente qualche ateo che fa una bella cazzata come bruciare i libri altrui. Uno di questi miscredenti che in nome del suo scetticismo si manifesta in tutta la sua arroganza. Qualche bruto scienziato che, invece di studiare i libri, gli dà fuoco!

E invece no, pure stavolta, pure a bruciare le Bibbie, son sempre gli stessi credenti in quel libro perché non è la traduzione che piace a loro.

Vabbè dice, i non-credenti non bruciano libri altrui, ma è uno sporco lavoro e qualcuno dovrà pur farlo…

[oh, caro lettore occasionale di Distanti Saluti, e che stai per tirare fuori l’argomentum ad hominem Stalin/Mao/miozioaldo, sappi che a tale fallacia logica è stato qui risposto 30 volte: Stalin, Mao e forse anche tuo zio Aldo condividevano anche i capelli neri – ma non era perché provvisti di capelli neri che facevano del male al prossimo]