
I migliori manifesti del mondo
Anche se alcune l’avevo già pubblicate su queste pagine, la classifica dei migliori cartelli alle manifestazioni è strepitosa.
Modello Wikipedia:

Risposta gay all’omofobia islamica:

Assurdo per assurdo:

Sicuro di essere contro al matrimonio omosessuale?

Fosse un paese civile:

Un frocio!

Il paradosso:

Ce n’è poi un altro, che mi era piaciuto un sacco ma che ho sull’altro computer, e lo posterò poi.
Nel paese di Enzo Baldoni
Quando quest’estate mi scrisse Saverio, dopo la scemata di Piazza del Popolo, chiedendomi “vieni a parlarcene?”, io ebbi la reazione che si ha quando uno sconosciuto chiama il tuo nome. Mi son girato, ho visto che dietro alla mia scrivania non c’era nessuno, e ho detto: ma parli proprio a me?. Dice, sì, noi si pensa – qui a Città di Castello – che la cosa che hai fatto è un sacco significativa, io dico, guarda vi sbagliate, però a Città di Castello ci vengo – sì che certo.
La loro associazione culturale si chiama Il Fondino, andate a darci un’occhiata perché quelli che parleranno assieme a me hanno fatto delle cose davvero significative.
Di più: prima di noi hanno parlato Ettore Scola e Vincenzo Cerami (una volta vi racconterò di come ho preso 30 e lode a un esame con Cerami raccontando una barzelletta – voi dite, ecco come ti sei laureato!).
E io che c’entro? Sì, esatto, me lo domando anche io. Però intanto vado lì, e – per non essere all’altezza – racconto un po’ di prodromi della scemata, e faccio una bella apologia del proselitismo!
Insomma, domenica sera son lì. Se qualcuno di Bolzano sabato sera fa tardi e decide d’andarsi a prendere un caffè a Reggio Calabria, beh, più o meno di passaggio c’è Città di Castello. In quel caso, dopo il caffè, affacciatevi.
Terzismo delle faccine
Luca Sofri ce l’ha con le faccine, e – per bocca altrui – spiega bene alcuni motivi per cui avercela. Io con lui, per quelle ragioni e altre. Però una volta trovai delle storie per fare un distinguo, ecco sì, anche su questo – e, così, mi piace ricordarle:
A me gli emoticon non sono mai piaciuti (…)
Su questo forum, che tratta di “giurisprudenza islamica”, si discute se fare gli emoticon sia vietato. Se invece dipenda da quali emoticon, se siano vietate solo quelle che assomigliano alle persone, o se non siano permesse quelle che “esprimono sentimenti”. Da notare la dovizia argomentativa. C’è chi chiede se è lecito rispondere a un “come ti chiami?”C’è chi chiede se è lecito rispondere a un “come ti chiami?”, rivolto da un maschio mussulmano (se non lo fosse, va da sé, è vietato). Il quale, maschio, ovviamente non si farà di questi problemi.
Una cosa ho capito: è vietatissimo fare questa faccina qui: 😉
(…) Dal basso della mia tromboneria non ho mai apprezzato il trucco, gli orecchini, quegli orpelli che mi sembravano portatori una femminilità posticcia. Poi, insieme all’attutimento dell’intransigenza tipica dei vent’anni, ho letto di come in un sacco di paesi islamici mettersi un po’ di cipria, truccare un po’ gli occhi o accennare una linea di rossetto sia una timida rivendicazione dei diritti della propria personalità, una richiesta di libertà cosmetica, per la quale si rischia carcere, frustate, infamia.
Mi è tornato alla mente leggendo quella discussione: da oggi guarderò con più simpatia anche agli emoticon.
Ché l’eterogenesi è la cosa più bella che c’è.
Checcosa ridi?
Lo dico? Lo dico. A me Checco Zalone non fa ridere.
Chi invecchia e chi no
Secondo me Greenpeace non ha evitato di fare il manifesto con Berlusconi più vecchio di 11 anni per questa campagna perché l’Italia non conta nulla, ma perché disegnarci un novantenne non sarebbe stato carino: e questo dimostra l’anomalia italiana.
Lunedì degli aneddoti – XX – Il gallo nero
Quando mi capita di leggere un aneddoto carino, da qualche parte, me lo appunto per non dimenticarlo: così ora ho un piccolo mazzo di aneddoti che ogni tanto racconto. Pensavo di farci un libro, un giorno, ma forse è più carino pubblicarne uno, ogni tanto, sul blog. Questo ‘ogni tanto’ sarà ogni lunedì.
Il gallo nero
Forse il punto migliore da dove cominciare a raccontarla è la Juventus, i gobbi, come li chiamano tutti i non gobbi.
Che nelle regioni dell’estremo sud, Sicilia, Calabria, anche Basilicata ci siano un sacco di tifosi della Juve è cosa nota, assieme a quelli che tifano per il Milan e per l’Inter: si capisce anche, di squadre con tradizioni calcistiche affermate non ce ne sono molte, e allora si ripiega sulle strisciate.
Ma c’è un altro buco nero di juventinite, in Italia, ed è la Toscana. Ma come? Proprio dove c’è la Fiorentina, la squadra che più odia la Juve? Appunto!
Fateci caso, tutti i posti della Toscana, Prato, Siena, Pisa, Viareggio, anche Arezzo o Pistoia son pieni di juventini. E il paradosso è che, invece, a Grosseto, che è la provincia toscana più distante dal capoluogo sono tutti per la Fiorentina. Sembra assurdo, ma la ragione è semplice: tutte le città, nel medioevo, erano dominate da Firenze, e quindi odiano i fiorentini, l’unica che era sotto Siena, Grosseto, odia i senesi, e tifa la Fiorentina!
Direte voi: ancora? Ma non è possibile, 800 anni dopo quelle battaglie c’è ancora un lascito di quel genere?
Di più. Pensate che ogni anno a Siena-Fiorentina, i tifosi bianconeri – sì, hanno anche i colori della Juve! – espongono striscioni che inneggiano a Montaperti, battaglia campale che vide la vittoria senese (l’unica che vinsero, parola di fiorentino!).
E il Gallo Nero che c’entra? Non è un vino? Sì, certo, è un vino, il Chianti Gallo Nero. Ma da dove prende il nome? Sempre da lì.
Vuole la leggenda che per mettere fine ai reiterati conflitti fra Firenze e Siena, e dirimere la principale ragione di contesa fra le due potenze toscane – ovvero la sovranità di tutta la zona del Chianti, a sud di Firenze e a nord di Siena – si fosse organizzata una tenzone davvero particolare: essendo molto difficile tracciare un confine mediano, anche in ragione dei limitati strumenti del tempo, si decise di lanciare i due migliori cavalieri di ciascuna città in direzione dell’altra: il punto di incontro dei due uomini a cavallo sarebbe divenuto il confine, e avrebbe sancito la spartizione delle colline del Chianti.
I due paladini sarebbero partiti, da dentro le mura cittadine, al cantare del gallo: una delegazione di fiorentini fu inviata a Siena, per controllare la regolarità della partenza, e così una delegazione di senesi a Firenze. I senesi scelsero un gallo bianco, e lo rimpinzarono di cibo convinti che questo gli avrebbe dato più energie al risveglio, mentre i fiorentini fecero esattamente l’opposto: non solo cromaticamente, il gallo nero fu lasciato al digiuno più impenitente.
La mattina della contesa il gallo nero, stretto dai morsi della fame, si destò e cominciò a cantare ben prima dell’alba: il cavaliere fiorentino non aspettava altro, e partì – è il caso di dirlo – a sprone battuto. Intanto a Siena si aspettava ancora il chicchirichì del gallo bianco; anche quello arrivò, ma arrivò – puntuale – all’alba, quando il cavallo fiorentino aveva già calpestato tutto il Chiantigiano: l’incontro fra i due cavalieri avvenne a una dozzina di chilometri da Siena, in località Fonterutoli, sancendo così il passaggio – di fatto – dell’intero Chiantigiano alla Repubblica Fiorentina.
Quando poi, nel 1384, Firenze costituì, in funzione deliberatamente anti-senese, una lega diplomatico-militare fra i propri alleati dell’area, la Lega del Chianti, questi scelsero come stemma – manco a dirlo – un gallo nero.
Grazie a Andrea
[Qui il primo: Brutti e liberi – qui il secondo: Grande Raccordo Anulare – qui il terzo: Il caso Plutone – qui il quarto: I frocioni – qui il quinto: Comunisti – qui il sesto: La rettorica – qui il settimo: Rockall – qui l’ottavo: Compagno dove sei? – qui il nono: La guerra del Fútbol – qui il decimo: Babbo Natale esiste – qui l’undicesimo: Caravaggio bruciava di rabbia – qui il dodicesimo: Salvato due volte – qui il tredicesimo: lo sconosciuto che salvò il mondo – qui il quattordicesimo: Il barile si ferma qui – qui il quindicesimo: Servizî segretissimi – qui il sedicesimo: Gagarin, patente e libretto – qui il diciassettesimo: La caduta del Muro – qui il diciottesimo: Botta di culo – qui il diciannovesimo: (Very) Nouvelle Cuisine]
Vuoi indicare un aneddoto per un prossimo lunedì? Segnalamelo.
Posso èsse amico tuo?
GRADISCA, PRESIDENTE
L’ultimo giornale che parla di me mi è stato regalato qualche giorno fa da Ludovico Fontana, un giovane giornalista del «Corriere del Mezzogiorno»
Ho appena scoperto che la quindicesima parola del libro di Patrizia D’Addario parla di mio cugino!
(sono invidiosissimo)
Il simbolo dell’Occidente è toglierlo
Ecco, lo so, partire da un gruppo di facebook come argomento di un post è davvero facilone. Effettivamente si potrebbe sfruttare un gruppo di facebook come pezza d’appoggio per fare un post indignato su qualunque argomento sulla Terra. Però mi ci è capitato l’occhio, e allora mi è venuta voglia di rispondere.
Sono anche in ritardo, come non si fa, ma vabbè: cosa ne penso del crocifisso è scontato. Va tolto, per tutte le ragioni del mondo, senza che questo ne faccia – dello staccamento del crocifisso – una questione di impellenza e rilevanza dirimente.
Il gruppo è questo. In due parole dice: “cari mussulmani, non potete venire qui a casa nostra chiedere di togliere un simbolo dell’Occidente come il crocifisso”. È un’obiezione che mi fa imbufalire. Intanto, sì, per la miseria del mancare di valutare una richiesta, o un’affermazione, sulla base della bontà degli argomenti portati ma sull’identità di chi è a proferirli (“cari mussulmani”, “casa nostra”), rimodulazione del concetto di autorità anziché di autorevolezza.
Ma poi la questione è tanto peggiore in quel “crocifisso simbolo dell’Occidente”. È invece l’opposto: l’Occidente è diventato il miglior posto dove vivere proprio quando ha rinunciato a quei simboli.
Ciò che ossequiamo – e giustamente – dell’Occidente, è essere riuscito a produrre un consesso di esseri umani che i nostri antenati, soltanto cento anni fa, avrebbero considerato una mirabile utopia. È essersi liberato dallo spettro della teocrazia e della religione di stato. È l’aver fatto del libero pensiero il metro e la morale di ciascun individuo. È ciò che, ancora, nella maggior parte dei paesi islamici non si è riusciti a fare.
Chi pensa di difendere l’Europa dall’oscurantismo dell’Islam agitando i crocifissi è, piuttosto, un nemico dell’Europa.
Il simbolo dell’Occidente, ciò che lo fa differire dall’Arabia Saudita, non è il crocifisso – quello c’era anche e più quando l’Europa era oscurantista e retriva come l’Arabia Saudita – ma è l’Illuminismo.
Il simbolo dell’Occidente, e il suo genio – quello che vorremmo per tutto il mondo – non è il crocifisso, ma l’avere le pareti sgombre.

