Lunedì degli aneddoti – XXIII – Fare il portoghese

Quando mi capita di leggere un aneddoto carino, da qualche parte, me lo appunto per non dimenticarlo: così ora ho un piccolo mazzo di aneddoti che ogni tanto racconto. Pensavo di farci un libro, un giorno, ma forse è più carino pubblicarne uno, ogni tanto, sul blog. Questo ‘ogni tanto’ sarà ogni lunedì.

Fare il portoghese

Alcuni, specie a Roma, lo sanno già. Ma molti non sono a Roma, e molti non lo sanno: perché si dice “fare il portoghese” per dire entrare a sbavo o non pagare il biglietto? È una cosa simil-razzista come la tirchieria di genovesi, ebrei o scozzesi? Oppure una tipizzazione sociale come lo svizzero preciso, e il giapponese laborioso? In ogni caso i portoghesi non ne escono bene, quanto a propensione allo scrocco.
E pensare invece che , poveri portoghesi, erano loro le vittime di un tiro: accadde che l’ambasciatore presso la Santa Sede del re Manuel I del portogallo avesse organizzato a Roma uno spettacolo con banchetto al quale sarebbero stati invitati tutti i portoghesi che abitavano a Roma. Non era previsto invito formale, bastava presentarsi all’ingresso e spiegare di essere portoghese.
Inutile dire che al Teatro Argentina si presentò una folla di romani che non avevano nulla a che fare col Portogallo ma che, appunto, “fecero” i portoghesi per poter assistere allo spettacolo gratuitamente.

[Qui il primo: Brutti e liberi qui il secondo: Grande Raccordo Anulare qui il terzo: Il caso Plutone qui il quarto: I frocioni qui il quinto: Comunisti qui il sesto: La rettorica qui il settimo: Rockall qui l’ottavo: Compagno dove sei? qui il nono: La guerra del Fútbol qui il decimo: Babbo Natale esiste qui l’undicesimo: Caravaggio bruciava di rabbia – qui il dodicesimo: Salvato due volte – qui il tredicesimo: lo sconosciuto che salvò il mondo qui il quattordicesimo: Il barile si ferma qui qui il quindicesimo: Servizî segretissimi qui il sedicesimo: Gagarin, patente e libretto qui il diciassettesimo: La caduta del Muro qui il diciottesimo: Botta di culo qui il diciannovesimo: (Very) Nouvelle Cuisine qui il ventesimo: Il gallo nero qui il ventunesimo: A che ora è la fine del mondo? qui il ventiduesimo: Che bisogno c’è?]

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Mi spiegate l’omofobia?

Leggo che in Messico hanno iniziato a legalizzare matrimonio e adozione gay, mi stupisco – un po’ – perché, insomma, inutile spiegarlo. Il Messico. E l’Italia no.
Poi però mi fermo un attimo a guardare una fotografia del mondo, e mi rendo conto di quanta strada ci sia ancora da fare, di quanta insensatezza ci sia. Anzi, a confronto con le varie pene pecuniarie, detentive, e capitali che ci sono in giro per l’Africa e il Medio Oriente, l’Italia è un vero paradiso.

E, sì, mi torna in mente una considerazione molto elementare su cui sto riflettendo da qualche mese: io ‘sta cosa che è l’omofobia proprio non la capisco.
Voglio dire – ci sono delle considerazioni collaterali che dovrebbero scoraggiare l’omofobia nelle società, al di là dell’aspetto etico: l’omosessualità conviene economicamente, ad esempio. E non c’è un argomento, non dico caritatevole, ma proprio logico per considerare l’omosessualità una disgrazia.

Sarà che il mio proverbiale sfasamento rispetto alla realtà che mi è intorno si spinge fino al rendermi addirittura incapace di comprendere anche un barlume di fondamento delle motivazioni altrui, ma su altre cose non accade con questa asprezza. Cioè: prendiamo il più banale dei razzisti, quello che odia i negri – almeno quell’altro ha una variante, c’ha la pelle di un altro colore. E “diverso”. Insomma, sei un bello stronzo ma almeno capisco l’origine della tua stronzaggine, e sono anche più preparato a estirparla.

Oppure, chessò, credi in un altro dio. Quel Dio richiede delle cose, la persona che ti sta davanti non le fa, gli vuoi male, lo odi: è un infedele. Sei sempre un bello stronzo oltre che stupido, ma almeno hai qualche appiglio negli occhi con cui guardi la tua malintesa realtà. Mi spingo pure a capire che la gente possa farsi la guerra per una squadra di calcio, per quanto assurdo sia. Sei juventino? ti odio. Supporti un’altra squadra, non hai la mia nella più alta opinione. Sei un bel cretino, ma almeno c’è una ragione.

Per gli omosessuali non c’è niente di tutto ciò: cioè, ma che cavolo mi importa con chi va a letto uno? Sarebbe come se odiassi visceralmente delle persone che – chessò – amano l’insalata, o il gusto del gelato al pistacchio e invece a me piace la vaniglia. Ma che senso ha?
Boh.

Ostinato

Siccome ho visto l’attribuzione a Banksy di questo:

"Non credo nel riscaldamento globale"
"Non credo nel riscaldamento globale"

Mi sono venuti in mente i suoi migliori, che sono in Palestina, oppure in questa pagina.

Lunedì degli aneddoti – XXII – Che bisogno c’è?

Quando mi capita di leggere un aneddoto carino, da qualche parte, me lo appunto per non dimenticarlo: così ora ho un piccolo mazzo di aneddoti che ogni tanto racconto. Pensavo di farci un libro, un giorno, ma forse è più carino pubblicarne uno, ogni tanto, sul blog. Questo ‘ogni tanto’ sarà ogni lunedì.

Che bisogno c’è?

Di aneddoti su Napoleone ce ne son così tanti che uno deve rassegnarsi a raccontarne bona-parte. Questo per mutuare quella lì, apparsa sulla statua del Pasquino – anche lei foriera di tante di quelle storie – a Roma, dopo le scorribande napoleoniche nella penisola, che fruttavano alla Francia opere d’arte che sparivano dall’Italia: «È vero che tutti i francesi sono ladri?» «No, ma Bona Parte sì».

C’è poi quell’altra del Napoleone che la mattina della battaglia di Waterloo aveva detto «stasera saremo a cena a Bruxelles», la stessa giornata che era finita con il caustico – e celeberrimo – commento del generale Cambronne: «merde!».
E poi c’è la volta del marchese Laplace, quello del teorema che ci rincorre dai tempi del liceo. Laplace fece omaggio a Napoleone di una copia del suo libro, Esposizione sui sistemi del mondo, in cui spiegava la sua comprensione scientifica del “creato”, è il caso di mettere le virgolette; Napoleone – a cui piaceva sempre mettere in imbarazzo il proprio interlocutore era venuto a sapere della mancata menzione di Dio nel manoscritto di Laplace, così domandò: «Cittadino, ho letto il vostro libro e non capisco come mai non abbiate lasciato spazio all’azione del Creatore». Laplace, che era un feroce difensore del suo lavoro, rispose essenziamente: «Cittadino Primo Console, non ho avuto bisogno di tale ipotesi».

Napoleone ne rise di gusto, e andò a raccontare l’episodio all’italiano Lagrange che ammise «è una bella ipotesi! Spiega molte cose».

[Qui il primo: Brutti e liberi qui il secondo: Grande Raccordo Anulare qui il terzo: Il caso Plutone qui il quarto: I frocioni qui il quinto: Comunisti qui il sesto: La rettorica qui il settimo: Rockall qui l’ottavo: Compagno dove sei? qui il nono: La guerra del Fútbol qui il decimo: Babbo Natale esiste qui l’undicesimo: Caravaggio bruciava di rabbia – qui il dodicesimo: Salvato due volte – qui il tredicesimo: lo sconosciuto che salvò il mondo qui il quattordicesimo: Il barile si ferma qui qui il quindicesimo: Servizî segretissimi qui il sedicesimo: Gagarin, patente e libretto qui il diciassettesimo: La caduta del Muro qui il diciottesimo: Botta di culo qui il diciannovesimo: (Very) Nouvelle Cuisine qui il ventesimo: Il gallo nero qui il ventunesimo: A che ora è la fine del mondo?]

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Certe volte vince anche l’odio

Vabbene, ora è tornato a casa è stato – giustamente – dal dentista, e le cose dovrebbero tornare alla loro normale misura.
Direi che ora posso mettere la prima cosa che ho pensato di pubblicare – e poi ho desistito perché mi sembrava di cattivo gusto e demagogica – quando ho letto il messaggio di Berlusconi a caratteri cubitali “L’AMORE VINCE SULL’ODIO”.

Ed è questa:

Esseri umani "amorevolmente" respinti
Esseri umani "amorevolmente" respinti, (e rimandati a morire nei loro paesi).

Di lì a poco

Strano che qualcuno non ci abbia fatto un azzardato parallelismo storico:

Violet Albina Gibson (…) è stata la donna che il 7 aprile 1926 attentò alla vita di Benito Mussolini a Roma. Gibson, faticosamente sottratta al linciaggio, fu condotta in questura; interrogata, non rivelò la ragione dell’attentato.(…) Il giorno dopo l’attentato Mussolini compì un viaggio in Libia e si mostrò a Tripoli con un vistoso cerotto sul naso, come testimoniano le foto dell’epoca. Di lì a poco anche quell’episodio servì per giustificare una stretta legislativa e l’avvio vero e proprio verso il fascismo.

Mussolini Violet GIbson
Mussolini in partenza per la Libia

EDIT – Invece sì, in tanti. Ecco la foto:

Buonsensofobia

L’espresso fa un sondaggio per eleggere la peggiore castroneria del 2009. In mezzo a tante stupidaggini e cretinate c’è una frase, di Daniela Santanché, che dice «Maometto era pedofilo».

Di tante corbellerie che Santanchè ha detto, in vita sua, e nello stesso discorso – che ricordo: «la nostra cultura, la mia cultura, etc», e scemate dello stesso tenore – viene registrata l’unica cosa ovvia, di buon senso, che ha detto: che Maometto era un pedofilo.

Fra l’altro, l’Espresso titola la frase “Master in storia delle religioni”. Altro che master, scuola elementare di storia delle religioni. Si tratta di una cosa molto semplice. Una delle tredici mogli di Maometto, Aisha, era una bambina. E uno che sposa una bambina di sei anni e consuma tale matrimonio quando lei ne ha nove è una cosa sola: un pedofilo.

È possibile che tale costume fosse più comune a quel tempo che non ora – il fatto che stupri, schiavitù, sterminî di massa fossero più comuni, un tempo, non li rende meno sbagliati – ma ciò non sconta nulla della definizione. Anzi, semmai acuisce la risibilità dell’affermazione di immutabile infallibilità di tale profeta, senza la quale crolla tutta la costruzione religiosa.

È davvero sconfortante constatare come la religione sia l’unico campo in cui, anche i più critici – spesso giustamente, come l’Espresso – applichino una sospensione del giudizio ridicola, in nome di un malintesto rispetto delle buffonate credute dagli altri. Ma non c’è alcuna ragione per contestare le mie idee se dico che penso che la gravità non esiste, e non contestarle se dico che Maometto è volato in cielo su un cavallo alato, o che la madre di Gesù Cristo era vergine.

p.s. Su Daniela Santanchè rimando a uno dei post che mi erano riusciti meglio, negli ultimi mesi: questo.