Come insegna il Pr0f3t4

interesse: 2 su 5

Gli hacker islamisti mi mancavano. Lars Vilks è un artista svedese che, per una mostra, ha disegnato una vignetta su Maometto – non molto divertente a dire il vero – e per questo ha ricevuto ripetute minacce di morte. In Irlanda sono state arrestate 7 persone che stavano mettendo a punto un piano per ucciderlo. Alle conferenze stampa gli succedono cose come queste (ascoltate l’esagitata che continua a gridare Allahu Akbar), e ora ci si sono messi pure gli Hacker filoislamici a scrivere slogan religiosi insulti e minacce oscurando il suo sito:

Ciò che stupisce sempre me è come queste persone siano così cretine da non rendersi conto di un concetto così elementare, che lo capirebbe anche un bambino: così facendo stanno implicitamente ridicolizzando le loro stesse idee religiose, dimostrando che quella religione è un ammasso di fandonie – se Dio volesse uccidere quelle persone sarebbe in grado di farlo da solo, no?

La mostruosità dei preti stupratori di bambini

interesse: 4 su 5

L’eufemismo classico quando si parla della pedofilia all’interno della Chiesa Cattolica è quella di “molestie su minori”, un eufemismo dettato – credo – dalla ricerca di scacciare quello spauracchio fin dalle parole, di allontanare l’orrore di parole e concetti più precisi, come è comprensibilmente il tentativo di ognuno. Questo post è, esattamente, il tentativo opposto: quello di rendere chiara tutta la sordida efferatezza di quei gesti, l’oscenità ubriaca di questo decennale ciclo di abusi ancora largamente impunito, il raccapriccio che ciascuna persona umana deve percepire fino a dentro le ossa per ciò che è successo sotto ai nostri occhi.

Se volete smettere di leggere, potete farlo qui qui.

Ciò di cui parliamo sono stupri di bambini, violenze sessuali, uomini di settant’anni che penetrano a turno il sedere di bambini di 6 o 7 anni con la minaccia delle botte, e dell’Inferno, per coloro che raccontassero ciò che viene fatto loro. Parliamo di genitori che affidavano i figli a delle istituzioni che dovrebbero impartire loro un’educazione, per ritrovarli sodomizzati a turno dagli stessi individui che dovevano essere i loro educatori. Parliamo di urla quotidiane udite da alcune stanze, e di bambini con l’ano tumefatto, dalle violenze sessuali di gruppo dei Don Stupratori. Parliamo di una sorte ancora peggiore per i poveri orfani – già privati dalla vita dei loro genitori – bersaglio primo, e più indifeso, dei violentatori in tonaca. Parliamo di coercizione a forza di cinghiate, fino a far sanguinare, perché gli orfani di genitori non ne hanno, e non possono spifferare le malefatte. Parliamo di minacce di ogni tipo, e in ogni sede, perché ciò che succedeva ogni giorno non venisse fuori. Parliamo della connivenza della Chiesa in tutti i gradi, dal più alto al più basso, con l’obiettivo – unico e superiore a qualunque senso di giustizia – di mettere a tacere queste voci. Parliamo di monaci specializzati nel sopire lo scandalo, nell’occultarlo e riporre gli stupri sotto al tappeto, inviati da una diocesi all’altra per fare questo mestiere indegno.

E per fortuna parliamo anche di alcune di queste persone che, dopo anni di vergogna, decidono di passare dall’altra parte: di denunciare tutto e allearsi con i buoni, quelli che in tribunale e in ogni sede possibile cercano di combattere questo fenomeno disgustoso. Una bella storia di un “fixer agent”, un occultatore di professione nella Chiesa, la potete ascoltare qui: sono i primi 20 minuti di racconto (in inglese) in cui, diocesi dopo diocesi, il faccendiere inizia a familiarizzare con le proprie vittime, a rendersi conto dell’immondo compito che gli è stato assegnato, e si licenzia. Per poi cominciare la battaglia sul fronte opposto.

Si tratta, per la sola Irlanda – l’unico Paese dove è stata istituita una commissione d’inchiesta specificatamente mirata a tutti i casi del genere occorsi sul suolo nazionale – di un report di duemilaseicento pagine, per un Paese che ha un quindicesimo degli abitanti italiani.

Un report di cui traduco – sempre con lo stesso fine – gli estratti qui citati:

7.129 In relazione a una scuola, quattro testimoni hanno dettagliato delle accuse di abusi sessuali compresi stupri in tutte le forme, da parte di due Fratelli e in un caso assieme ad una altro ospite più grande. Un testimone della seconda scuola, dalla quale vi erano molte segnalazioni, ha descritto lo stupro subito da parte di tre Fratelli: «Sono stato portato nell’infermeria… mi hanno tenuto fermo sopra al letto, sono stati degli animali… Mi hanno penetrato, sanguinavo». Un altro testimone ha riportato di essere stato violentato due volte a settimana, in giorni specifici, da parte di due Fratelli nei bagni del dormitorio: «Un Fratello guardava mentre gli altri abusavano sessualmente di me… poi si davano il cambio. Ciascuna volta finiva con violente legnate. Quando ho parlato di quello che succedeva in Confessione, il prete mi ha chiamato bugiardo. Non ne ho più parlato con nessuno».

«Io dovevo andare nella sua (di un altro frate) stanza tutte le volte che voleva. Ti malmenavano se non lo facevi, e mi faceva… mi costringeva a masturbarlo. Una notte non l’ho masturbato e c’era un altro Fratello lì che mi ha tenuto fermo mentre mi colpivano con una mazza, e mi spaccavano le dita (mostra la cicatrice).»

7.232 Testimoni hanno riportato il loro terrore, durante la notte, quando udivano le urla degli altri residenti che provenivano dai bagni, dai dormitorî, o dalle camere da letto del personale, mentre venivano violentati. I testimoni erano consapevoli che i loro colleghi che descrivevano come orfani se la passavano davvero male:

«I bambini orfani, se la vedevano brutta. Sapevo chi fossero, dalla loro dimensione, venivano dalla (stessa) istituzione. Erano lì da una giovanissima età. Si udivano le loro urla dalle stanza dove Fra X li stava violentando.»

«Ci fu una notte, non ero lì dentro e vidi uno dei Fratelli sul letto con uno dei bambini più giovani… e sentii il ragazzetto urlare e piangere, e Fra Y mi disse “se non ti fai i fatti tuoi, ti spetterà lo stesso”. .. Sentivi le urla dei bambini e sapevi che venivano violentati, e quello era l’incubo nella testa di tutti. Era ciò che tutti cercavano di evitare… non doveva succedere a me… ricordo un bambino che perdeva sangue dal sedere e mi dissi misi in mente che quella cosa lì (lo stupro anale) non doveva succedere anche a me. Questo era tutto ciò a cui penavo».

Se Dio esiste, dovrà chiedere loro perdono.

Roscio Malpelo

interesse 3 su 5

Immaginate una società – non così lontana da noi, come dimostra Giovanni Verga – in cui le persone con i capelli rossi (rosci, a Roma) siano considerate maligne, in qualche modo diaboliche e contrarie al naturale corso della specie che ci vuole tutti castani, neri – o al massimo biondi. Pensate che queste persone, considerate un virus per la società, siano perseguitate dalla società, torturate, uccise.

Immaginate che a causa di queste persecuzioni i rosci comincino a nascondersi, e per sfuggirvi tentino di occultare il vero colore dei proprî capelli nelle maniere più disparate, tingendosi, rapandosi a zero, usando una parrucca: tanto che alcuni finiscano per convincersi di essere nati con i capelli neri.

Immaginate che, dopo diversi anni, si affermi un movimento di rosci e non, che rivendichi gli stessi diritti anche per i rosci rispetto a tutte le altre capigliature: a chi ha i capelli rossi vengono ancora negati alcuni diritti fra i più elementari, come quello di sposarsi o avere dei bambini – lo so, lo so, che ora avete capito, ma seguitemi – e che le persone comuni, per fare un esempio, siano spaventate all’idea che nasca loro un figlio roscio: sarebbe una sciagura!

Immaginate, ora, che piano piano i pregiudizî nei confronti dei rosci si vadano erodendo anche grazie alla scoperta di alcune figure simboliche che riconoscano di essere rosce, si tolgano la parrucca, e comincino a dimostrare che – per tutti gli altri – il loro colore di capelli non cambia niente. Pensate a quanto è potente, per le persone comuni, il rendersi conto che quella persona, roscia, è la stessa che prima stimavano.

Cosa pensereste se una di queste persone in vista, coi capelli rossi, volesse continuare a tenere in testa la sua parrucca marrone? Non pensereste che, in una piccola misura, sbaglia perché asseconda il pregiudizio altrui? Non pensereste che, in qualche modo, la sua neutralità, il suo non volere permettere che questa battaglia passi fin dentro alle sue fibre, siano un piccolo danno per la causa di tutti quelli che hanno i capelli rossi?

Per questo ha ragione Ivan, e ha ragione Sullivan. Certo che Kagan ha diritto alla propria riservatezza, ma l’etica è esattamente rinunciare a qualcosa che ci spetta, per aiutare qualcun altro. È un comportamento etico rinunciare a un week-end al mare per dare quei soldi in beneficenza, è etico assistere un anziano che sta attraversando la strada anche se ci fa perdere del tempo. Per quanto in entrambi i casi sia perfettamente legittimo fare il contrario.

Certo, nessuno sta parlando di puntarle un coltello alla gola per farla confessare: ognuno è padrone delle proprie decisioni. Ma gli altri sono padroni delle proprie opinioni su quelle decisioni, ed è legittimo e auspicabile sperare in una decisione – più giusta – rispetto a un’altra. E si può pensare che, se decidesse di non essere prigioniera dei pregiudizî altrui, sarebbe una persona migliore.

Che sia tutto malvagio e corrotto

interesse: 2 su 5

Certo, è come una mandria di buoi che dànno del cornuto a un asino, ma la lettera con cui Sandro Bondi risponde a un articolo da buco della serratura su di lui e  la sua compagna dice delle cose vere, e le dice bene.

E siccome qui si cerca di non essere né buoi né asini, se ne possono condividere alcuni passaggi:

L’amarezza e lo stupore scaturiscono soprattutto dal modo in cui certi giornali e certi giornalisti svolgono la propria professione. Si prende la penna, non per raccontare la realtà, ma con l’obiettivo prefissato di distruggere l’immagine di una persona, con lo scopo di fare proprio del male alle persone che vengono messe nel mirino. Non importa se la raffigurazione che si offre sia falsa, che le notizie siano inventate di sana pianta. L’importante è suscitare la riprovazione dei lettori, addirittura la ripulsa verso tanto presunto schifo.

Ma c’è ancor di peggio in questo modo di esercitare la professione di giornalista: c’è l’idea che nella vita non vi sia nulla di buono, di bello e di puro. C’è l’idea che tutto sia malvagio e corrotto.

Ho qualche dubbio che Bondi estenderebbe la descrizione al capostipite di questi, Alfonso Signorini, acclaratamente al servizio di Silvio Berlusconi, ma quell’atteggiamento insulso per cui si dà per scontata la malvagità e la corruzione altrui, la necessità di un doppio fine, è la vera dimostrazione di una società piccola piccola che non si limita a esserlo, ma misura gli altri con il proprio poco invidiabile metro: negando, di fatto, la possibilità di un’umanità tersa, disinteressata e felice.

La pizzeria da Zio

"riposo settimanale lunedì", ma è cancellato a pennarello.

interesse: 4 su 5

Un esempio di integrazione in salsa capitolina.

Questa cosa i romani la sanno, ma gli altri no: nelle borgate romane c’è questo modo di chiamarsi “zio”. Non è colpa mia, mi rendo conto che sia ridicolo, però succede davero. In particolare – e può essere un paradosso, vista la supposta vetusta età del canonico zio – fra ragazzi. Difficile incontrare un anziano che dica a un amico “oh, zio, andiamo a giocare a bocce”, ma fra i giovani è comunissimo, ed è considerato un modo amichevole – e per nulla raffinato – di darsi un appellativo. Tipico esempio di conversazione del boro (o zoro, grado ulteriore del coatto) «zio, ‘namo ar mare?», «guarda, zì, a me er mare numme piasce, però potemo ‘nnà a ballà, io ma’a comanno ar Sesto Senso» «vabbè, zio, bella petté».

Ecco, qui vicino c’è un siriano – genio – che ha aperto una pizzeria, si sa che i migliori pizzaioli sono tutti egiziani, e l’ha chiamata “da Zio”. Proprio così. Non solo: da tutti i clienti è chiamato “zio”, e – ancora più divertente – li chiama tutti “zio”. L’altro giorno – c’era la partita e quindi la fila – scandiva i turni indicando il cliente successivo e dicendo: «tu zio, cosa prendi?». Non perché li conoscesse, si rivolgeva a tutti così. Il bello è che tutti gli rispondevano con la stessa rima, anche i più anziani. Un vecchino, per dire, gli ha risposto «guarda zì, damme du’ crocchette che ce sta ‘a partita».

Siccome lo Zio un sito internet non ce l’ha, metto qua il suo numero di telefono e qualche altra informazione ricavata dal volantino di cui sopra, ché – l’ho messo nel titolo del post – magari qualcuno ci capita cercando su Google:

Pizzeria da Zio
Via Costantiniana 96 (zona Labaro)
Tel: 06-33624661 Cel: 347-2979524

Totogiro

Lo so che è tardissimo per dirlo, ma in fondo si può iniziare a giocare quando si vuole, anche all’ultima tappa: anche quest’anno facciamo il totogiro. Venite, mettete un nome per ogni maglia – rosa, rossa (bleah), verde, e bianca – e due per ogni tappa.

Volendo ci sarebbero anche i punti, da sapere, ma quelli li calcola Luca.

Andate lì e giocate, non vi dovete neanche presentare. Vincere, non si vince nulla: ma di quello non vi dovete preoccupare. Tanto rivinco io.

totogiro.wordpress.org

Ci si può innamorare di un assassino?

interesse: 3 su 5
>per il Post<
Corso di Alfabetizzazione Sentimentale Obbligatoria – Prof. du Lac – 3° lezione

Ragazzi, che disastro.
Sapevo che la domanda che vi avevo proposto al termine della scorsa lezione vi avrebbe creato qualche grattacapo, ma non mi aspettavo questo sfacelo: i tre quarti di voi hanno dato risposte completamente errate. Vi chiedo più applicazione e più studio.
Per fortuna alcuni hanno avuto qualche buona intuizione di cui terrò conto in sede d’esame: ottime le considerazioni di Saverio (nella posta), e posso assegnare un “+” a Federica (posta), Gabriele, Ally e Sergio (posta).

Il quesito era – lo ricordo in particolare ai lavativi come Emidio che dimostrano di non aver studiato la prima lezione – se ci si possa innamorare di un assassino. La scelta di questa figura era topica – uccidere una persona è un’azione che, in genere, incontra la disapprovazione di tutti – e necessita di alcuni distinguo puntualizzati, qua e là, anche nei vostri compiti: sono importanti le circostanze, intanto, e poi gli individui cambiano nel tempo. Quindi ciò di cui discuteremo non è essere un assassino (né tantomeno esserlo stato), ma trovare giuste, e magari compiere, delle azioni che noi consideriamo riprovevoli.

Partiamo, quindi, da una risposta errata – scrive Alberto O. (posta):

Perché no? Non sono forse queste le persone che hanno una personalità molto attraente?

Essere attratti da una persona che fa qualcosa di spregevole non dovrebbe indurci a qualche domanda su quali siano, in effetti, le nostre idee? Se ci piace una persona perché fa qualcosa di spregevole non vuol dire che, in realtà, ci piace quello che fa? E se invece ci piace nonostante quello che fa, non vuol dire che, in fondo, ciò che fa non ci dispiace così tanto?

È evidente che, perché ci piaccia qualcuno, questa persona debba possedere delle qualità che ci attraggono. È un luogo comune sciocco quello per cui – ah, l’amore è pazzerello – ci si possa innamorare di qualunque individuo, e sia solo una congiunzione astrale a fare sì che ciò succeda. Sarebbe un’idea ben meschina, questa, per cui – in fondo – le persone sono intercambiabili.

A.D.: Sì, professore: l’esempio dell’assassino solletica il nostro immaginario turbato dai romansi d’appendice perché indugia e insinua una componente fascinosa nella diabolicità, portandoci a trascurare quanto – in effetti – dispressiamo una persona che faccia del male agli altri. Ma è un trucco: siamo tutte potensiali ammiratrici dei Vallansasca dei poveri, ma un passo più in là e ci rendiamo conto di quanto sia strampalata una prospettiva del genere.

Davvero non contano le qualità, la stima, le opinioni che si hanno delle persone? Davvero è un terno al lotto, e la sorte – per avventura – decide di chi ci innamoriamo? E allora perché non ci possiamo innamorare di – ognuno riconosca il proprio contraltare – Emilio Fede e Beppe Grillo? Vi potreste innamorare di Maurissio Gasparri? E di Fabrissio Corona? E voialtri, potreste innamorarvi indifferentemente di Paola Binetti, Noemi Letissia e Margherita Hack? Persone diversissime: probabilmente se ce ne piace una non ci piacerà l’altra. Per una ragione semplice: perché l’amore è scelta, prima di tutto.

Già, Dora, detrarre al sentimento la sua parte costitutiva di valutazione è un procedimento, del tutto abusivo, che si rifà a un’idea spregiativa e gretta dell’amore, sovente ammantata di una coltre di magicità cavernicola, per cui – in sostanza – ci si innamora a caso (e non a CASO).

Invece la persona di cui ci innamoriamo è quella che ci piace di più. Quella le cui qualità – in modo conscio o inconscio – apprezziamo maggiormente: essere innamorati di una persona è un’elezione, continua e quotidiana. È la scelta di un migliore.

A.D. Il compito assegnatovi per questa settimana è rispondere al seguente quesito:

È giusto accettare i difetti del proprio amato?

Potete inviare le vostre risposte qui sotto, oppure nella cassetta della posta di du Lac. Il risultato del test sarà commentato nella quarta lessione.

Don’t tell me about the press

interesse: 5 su 5

Erano un paio d’anni che tenevo questo post nel cassetto, aspettando il momento più adatto per pubblicarlo. Oggi, ché ci sono le elezioni nel Regno Unito, mi sembra il giorno giusto.

Ieri Francesco aveva segnalato il grafico del Guardian che fotografa l’orientamento politico dei varî giornali britannici. Ma cosa volete più di questa sublime esegesi?

J. Hacker: “Don’t tell me about the press. I know exactly who reads the papers. The Daily Mirror is read by people who think they run the country. The Guardian is read by people who think they ought to run the country. The Times is read by the people who actually do run the country. The Daily Mail is read by the wives of the people who run the country. The Financial Times is read by people who own the country. The Morning Star is read by people who think the country ought to be run by another country. And The Daily Telegraph is read by people who think it is”.

Sir H. Appleby: “Prime Minister, what about the people who read The Sun?”

B. Woolley: “Sun readers don’t care who runs the country, as long as she’s got big tits”

Ha più di vent’anni, se li porta bene.

Hanging

interesse 3 su 5

Domani si vota in Inghilterra, oggi leggetevi questo per capirne qualcosa.

(Io spero che vinca quello che perderà, cioè Brown).