Why?

«Barista, perché devi essere così aggressivo e stridente?» «dovresti essere più sensibile nei confronti dei sentimenti religiosi delle persone» | «non c'è nessun bisogno di questa militanza, di questa belligeranza» «puoi non condividere le nostre idee, ma devi rispettarle» | «perché?» | «ooh, le mie orecchie» «così stridente!»

Casacche

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La parola “casacca” è una parola orfana, si usa solo in un contesto, e solo seguita da un’altra parola. Ce ne sono altre, come “convolare” (a nozze), o “strenne” (natalizie): l’avete mai sentite usare in un altro contesto? Secondo me bisognerebbe fare una campagna per dare loro degli altri genitori.

Questa era la premessa per interessare anche i non calciofili. Ora comincia l’inciso:

A noi della redazione di Distanti Saluti ci dispiace per i non calciofili, ma quello che sta per venire è il primo Mondiale che questo blog vede giocare. Capiterà che si parli di dieci panzoni in mutande che urlano frasi senza senso (ah, no, quella era l’opera), più spesso che non. A noi ci dispiace che la gente non capiscono – , faccio come Dante che parlo come parlano quelli di cui parlo.

Per tutta l’altra gente, quella che capiscono, andate a vedervi tutte le maglie di tutte le squadre dei Mondiali. Nessuna è strepitosamente più meravigliosa delle altre, ma diverse sono belle: la prima della Costa d’Avorio, quella dell’Australia, le due portoghesi, la seconda della Spagna. Orribile la seconda del Ghana: sembra il Castel di Sangro dei poveri.

Glossario amoroso

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>per Il Post<

Corso di Alfabetizzazione Sentimentale Obbligatoria – Prof. du Lac – 7° lezione

Cari ragazzi,
la lezione della scorsa settimana ha sollevato diverse obiezioni e dubbî: avevo pensato di rispondere personalmente a ciascuno di voi, ma ho poi pensato che un ulteriore approfondimento sul tema della settimana scorsa potesse essere utile a tutti.

Cercherò di andare per punti, in modo da poter affrontare tutte le questioni che potrebbero necessitare di un chiarimento: visto il carattere riassuntivo della lezione potremmo considerarla un ripasso di tutte quelle già studiate, quasi una sorta di glossario.

NON VALE TUTTO – È importante intendersi su cosa intendiamo per “amore”. L’idea che ci siamo persone innamorate che si tradiscono – quale che sia l’accezione che si dà a questo termine – sconta un’aporia piuttosto evidente: la convinzione che, in fondo, l’amore sia definito per autobattesimo. Se un individuo dice «io sono innamorato», tanto basta. Naturalmente non è così, ci sono persone che dicono di essere innamorate della propria moglie e non hanno nessun problema a picchiarla con spietatezza: semplicemente, non lo sono. Per questo possiamo dire: non vale tutto.

PAROLE PAROLE PAROLE – Il punto precedente solleva un’altra questione: cosa vuol dire “amore”? Naturalmente la lingua è una convenzione, e bisogna cercare di chiarirsi sul significato che diamo a ciascuna parola. In questo senso la definizione che mi sembra più corretta – o, comunque, quella che userò – è “il sentimento più forte (intenso/potente/dirompente) che un essere umano possa provare”. C’è chi ammette una definizione molto più ampia: chiunque provi una tensione verso un altro individuo. Queste persone decidano un termine con cui definire “il sentimento più forte che un essere umano possa provare per un altro” e traducano, così, quello che qui si definisce amore.

A.D. Professore, è forse utile prendere a esempio la situazione precedente: facciamo il caso della coppia che si dice innamorata, ma si tradisce. È possibile immaginare la stessa coppia, ma che non si sognerebbe mai di tradirsi? Certo che lo è. E possiamo dire che questa differenza aggiunge un elemento positivo allo scenario del non tradimento? Se ammettiamo tutto questo – e come potremmo negarlo? – è ovvio che non potremmo mai definire “il sentimento più forte che loro possano provare” quello della coppia che si tradisce. _Perché sappiamo, anche solo empiricamente, che ce n’è uno più forte.

TUTTI COLPEVOLI, TUTTI INNOCENTI – Da questo ne consegue che difendere la legittimità del proprio comportamento all’ombra del male del mondo è abusivo e meschino: dire che “tutti vogliono tradire” è misurare gli altri con il proprio metro. Non si possono affiggere dei difetti agli altri, soltanto perché sono i nostri. E in ogni caso, fosse anche vero – e non lo è – che non esistono persone che vivono il proprio rapporto nell’onestà e nella fiducia più genuina, bisognerebbe aspirare a essere i primi a comportarsi così. Il cardine, e il punto, non è la diffusione dell’alfabetizzazione sentimentale, ma la sua efficacia.

MICA DI LUI – Non c’è obiezione più dozzinale di quella per cui “non è che non mi fidi di lui, è che non mi fido delle altre”. Se non immaginiamo uno stupro – e se lo immaginiamo non stiamo parlando di gelosia, ma di tutela dell’incolumità altrui – non c’è nessuna ragione per temere il comportamento di un pretendente. L’unica cosa che può innescare la pericolosità delle azioni di un pretendente è la connivenza dell’altro. Non c’è avance che possa trasformarsi in un tradimento senza la complicità del destinatario: e se si teme la complicità del destinatario non è forse “di lui” che non ci si sta fidando e non “delle altre”?

Non c’è più tempo, continueremo la prossima settimana con: Gelosia, Volontà, Sacrificio, il Sesso, Possessività.

A.D. Io vi ricordo che per chi non ha presentato la propria risposta durante questi 7 giorni – o anche per chi vuole soltanto cambiare parere – è possibile rispondere alla domanda della scorsa settimana: vi accorgete che rischiante d’innamorarvi del partner del vostro più caro amico/a: come vi comportate? Alcuni sostengono che la ragassa o il ragasso del vostro migliore amico sia, di per sé, intangibile: non se ne parla, delle volte letteralmente. Altri sostengono che nel conflitto fra amore e amicissia è l’amore ad avere la precedensa. Oppure vedete una tersa via?

La risposta a questo quesito – scrivetela qua sotto, o al professore – sarà discussa fra due martedì, dopo la conclusione del glossario.Vi saluto con una frase particolarmente significativa scritta da uno studente – Franco – che, mi sento di poter dire, riassume lo spirito dell’intero presente repertorio:

Non c’è nulla da perdere nel lasciarsi andare, chi teme di perdere qualcosa è perché lo ha già perso.

Non ho visto Maradona

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Ora che è uscita la lista dei convocati ve lo dico.

E va bene che t’è capitato il girone più facile (Nuova Zelanda e Slovacchia), e va bene che ti son capitati gli ottavi più facili (Camerun), e va bene che ti son capitati i quarti più facili (Olanda). E va anche bene che quindi arrivi ai quarti pure con Darko Pancev in attacco e Saponetta Fiori in porta. E va bene che con un altro po’ di culo arrivi anche fra le prime quattro, e perdere con Spagna (o Brasile) è tutto onore. E va bene tutto questo

Va bene, infine, che – non ce lo possiamo nascondere – l’Italia del 2010 è una squadretta, quindi non è che Lippi potesse fare molto di meglio. Vanno bene tutte queste cose.

Però un modo di rivincere i Mondiali c’era, ed era convocare uno di questi due:

Segrete, draghi e palloni

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Mi rendo conto che sia un’intersezione difficile, e così a primo pensiero me ne viene in mente soltanto uno, ma se c’è qualcuno là fuori che è appassionato di calcio e anche di Dungeons & Dragons deve – ripeto DEVE – andarsi a leggere questo post, dove diversi giocatori sono raccontati come se fossero personaggi del gioco di ruolo:

Traduco qualche esempio, ma poi ci sono le storie:

Wayne Rooney: Guerriero, 37° livello, Caotico buono;
Kakà: Monaco, 39° livello, Legale Buono, equipaggiato con la Veste della Vera Appartenenza (+4 Classe Armatura, +20 velocità di movimento, +11 di reputazione fra i seguaci del Vero Credo);
Pippo Inzaghi: Mago, 19° livello, Neutrale Malvagio, equipaggiato con gli Stivali della Nascita Fortunata (+11 posizionamento in combattimento);

Gli allineamenti, comunque, sono la cosa più azzeccata c’è anche Rafa Benitez caotico neutrale e Messi neutrale: io sono sempre stato neutrale buono – che noia eh? – tipo Marco Delvecchio. Comunque io Inzaghi l’avrei messo ladro.

Irrealpolitik

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Ci avreste scommesso, eh? C’è solo una cosa peggio di quello che succede in Israele e Palestina, ed è leggere le reazioni a ciò che succede in Israele e Palestina (sì, lo so, e c’è solo una cosa peggio delle reazioni a ciò che succede in Palestina, quelli che iniziano un periodo con “c’è solo una cosa peggio…”). In curva sud abbiamo “l’esercito israeliano dimostra di essere senza scrupoli”, in curva nord “i (pro)Palestinesi sono degli invasati fuori dal mondo”. Senza minimamente pensare che possano avere ragione entrambi – caso strano, visto che di solito hanno torto, entrambi.

Perché le due cose – che (molti dei) pro-palestinesi siano degli invasati, e che l’esercito israeliano sia quello con meno scrupoli in Occidente – non sono in contraddizione, anzi sono la perfetta descrizione di quello che succede in Medio Oriente. Da mezzo secolo.

Però se il cinismo e l’efferatezza mi sdegna – in un senso, è ciò che di negativo c’è del mondo – la follia mi lascia davvero esterrefatto. Quando ero in Palestina tutte le persone con cui parlavo mi dicevano che non c’era nessuna speranza per la pace, che non gli verrà mai concesso uno Stato palestinese, neanche sul 5% dell’originaria Palestina, neanche un solo quartiere di Ramallah. Allora domandavo: quindi, giusto o sbagliato che sia, la green line, i territorî del ’67 ti andrebbero bene? La risposta era sempre la stessa: «beh, ovviamente, no».

E, guardate, è l’immagine di quello che è successo ieri: bisogna avere davvero pochi scrupoli per ammazzare dieci persone – e mandarne 46 all’ospedale – che sai avere soltanto armi improvvisate. Ma bisogna essere davvero dei pazzi per attaccare con delle spranghe, con dei cric, con dei coltelli, con delle sedie, magari con qualche molotov autoconfezionata, uno degli eserciti più potenti del mondo, e uno che sei consapevole farsi non troppi scrupoli. Perché lo sai che va a finire così. Non può che andare a finire così. Lo sai che non puoi vincere, e allora non pensare a quanto puoi fare male a loro, pensa a quanto puoi non fare male a te.

Non ne usciremo mai

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Su quello che è successo stanotte a Gaza non ho davvero nulla da dire: solo che è la perfetta metafora del conflitto arabo-israeliano.

Noi, tutti.

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Ecco, quando dico che le lotte per i diritti degli omosessuali – e in parte quelle per i diritti delle donne – sono state fallimentari perché settarie, intendo proprio questo: quell’idea, diffusa fra le minoranze e fra chi subisce i soprusi, che le battaglie siano identitarie, che gli omosessuali vadano difesi dagli omosessuali, che alle manifestazioni contro il maschilismo debbano partecipare principalmente le donne.

È un concetto orribile di politica, perché valuta come unico sprone possibile quello egoista – cancellando, di fatto, l’idea che esista un metro per il giusto e lo sbagliato – facendo assurgere la difesa della categoria a indirizzo etico, e il potere di rappresentanza a diritto al diritto. E ciò è anche più meschino perché sottintende un’idea persino peggiore: che un omosessuale faccia quelle battaglie non perché le ritiene giuste, ma perché omosessuale. In fondo, se fosse eterosessuale, che gli importerebbe?

Anche dai più insospettabili, coloro che – giustamente – avvocano diritti umani per tutti, ho sentito dire: “un uomo non può capire cosa voglia dire essere una donna discriminata” o “un eterosessuale non può capire cosa voglia dire per un omosessuale essere discriminato”. E tutte le volte ho pensato: io, per nessuna ragione al mondo, ho meno voce in capitolo sulle sofferenze di quelle persone. Non c’è nessun motivo per pensare che leggendo notizie come questa, io soffra di meno di chi è omosessuale.

Sono brutture del pensiero, e per di più non funzionano: la ghettizzazione delle minoranze, proprio perché sono minoranza, è quanto di peggio si possa immaginare. Invece, in un paese civile, l’assenza di diritti per alcuni cittadini dovrebbe essere vista da tutti – e da ciascuno – come una privazione in proprio.

Perciò, a commento dell’efferata notizia di cui sopra, volevo mostrarvi questa foto:

È una coppia, un bianco e una nera, che tengono un cartello con scritto «un tempo anche il nostro matrimonio era illegale». Io la trovo commovente, perché vuole dire “noi abbiamo avuto questo diritto, ma non saremo contenti finché non ce l’avranno anche tutti gli altri. Tutti gli altri noi”.

Come faceva la canzone di quel ‘once‘? Sì, quella canzone. Quella che fece da base per tutte le battaglie per i diritti civili dei neri. Ve lo ricordate? Suonava proprio come quella foto, diceva davvero: We shall overcome.

We.
Noi, tutti.

La gelosia è una sciocchezza

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>per Il Post<

Corso di Alfabetizzazione Sentimentale Obbligatoria – Prof. du Lac – 6° lezione

Bravi, siete stati bravi,
la scorsa settimana avevo concluso domandandovi cosa ne pensaste della gelosia, e le risposte sono state – in buon numero – inaspettatamente soddisfacenti. Certo, diversi hanno descritto – sbagliando – una piccola componente di gelosia come necessaria, ma nessuna risposta si rifaceva a un concetto cavernicolo del rapporto uomo-donna come avevo temuto in un primo momento. Me ne rallegro: si vede, cari studenti, che vi siete applicati alle precedenti lezioni.

La gelosia è una sciocchezza. È, nella migliore fra le ipotesi, una patente mancanza di fiducia nei confronti della persona amata. Delle due l’una: o c’è una ragione per sospettare del proprio compagno – e allora questa ragione dovrebbe essere sufficiente a degradarlo a non-più-compagno – oppure non c’è una ragione, e allora perché essere gelosi? Dice bene Filippo, dubitare di un invito accettato significa:

mettere in discussione l’intelligenza, la correttezza, e quindi lo stesso rapporto amoroso che si ha con l’altro. (…) Che ragioni ho di sospettare un tradimento? E se ho ragioni di sospettare una scorrettezza, un colpo basso, che stima ho di questa persona che dovrebbe essere la migliore?

Oltre alla esaustiva prova di Filippo – farà strada questo ragazzo – ottime anche le risposte di Alberto V, Sid e Gabriele un “+” a Valeria C (posta), Daniele Ze (posta), GnG, Saverio (posta), Ilaria (posta).

Non fidarsi della persona che si ama è – in sé – una contraddizione in termini. Come possiamo diffidare della persona a cui abbiamo scelto di affidarci? Eppure ci sono esseri umani che nascondono e dubitano nascondigli, che trovano normale mandare avanti un rapporto fondato sui reciproci occultamenti. Persone che assumono dei detective privati per avere una risposta che il solo fatto di sentire la necessità di assoldare un investigatore dovrebbe dargli.

A.D. – Prof du Lac, è chiaro, se il mio compagno incontra una pretendente le ipotesi sono due: A) la pretendente non può inficiare il mio primato: non c’è ragione per cui io tema questo incontro. B) lei può inficiarlo, è possibile che lei sia migliore di me agli occhi di lui. Ciò andrebbe appurato subito: se io non sono la donna della sua vita voglio scoprirlo il prima possibile (e, semmai, provare a convincerlo del contrario).

Per questo non c’è ragione di trattenere il mio compagno da un incontro simile: il concetto che tutti professiamo – voglio che il mio amato mi scelga tutti i giorni! – ha un valore di sacralità. Desidero essere scelta, desidero il suo desiderio di desiderarmi accanto: non vorrei mai che fosse un divieto di sosta a farlo parcheggiare davanti casa mia.

Effettivamente, Dora, una coppia innamorata non è gelosa di nulla, uno dei due potrebbe dormire accanto a un pretendente – se quello della fedeltà è uno dei loro vincoli – senza che questo possa turbare l’altro: se fosse l’occasione a rendere l’uomo ladro allora saremmo tutti, potenzialmente, dei ladri. E di un ladro – inteso come qualcuno che non si stima: naturalmente le persone cambiano, e c’è anche chi non trova sbagliato rubare – non ci si può innamorare (cfr Lezione III).

L’idea che soggiace alla limitazione dell’agire del proprio amato è quella di non considerarsi all’altezza del proprio rapporto, quasi che l’aver convinto la persona che si ama di essere il suo partner ideale fosse un inganno ben riuscito ai suoi danni: saresti più felice con qualcun altro, ma io non te lo farò incontrare!

E noi vorremmo mai stare con una persona così? Un individuo che ha la protervia di volerci rendere infelici, per proprio tornaconto – dentro a un castello di costrizioni, bugie, e ali tarpate – quando là fuori, magari, c’è il principe azzurro delle favole. Se fuori dal castello c’è il Cavaliere Nero, non sprecare fatiche ed emozioni per impedirmi di incontrarlo: va lì e battilo. Dimostrami, a giudizio insindacabilmente soltanto mio, che sei migliore di lui. Sennò come puoi pretendere che m’innamori di te?

A.D. – La domanda che, assieme a du Lac, abbiamo deciso di somministrarvi questa settimana è la più difficile dall’inissio del corso, saremo perciò più larghi nella valutassione delle vostre prove:

Il partner del vostro più caro amico/a vi piace sempre di più. Che cosa fate?

Rispondete nei commenti qui sotto, oppure nella cassetta del Prof. du Lac. Ci rivediamo il prossimo martedì.

Intimissimi

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Ok, la colpa la dovete dare ad Agnese, Izzo, Ben, Filippo, e soprattutto a Saverio. Mi hanno detto che la ragione per la quale ho dato 1 di interesse per la storia di Laura – e cioè che riguardasse troppo me – non era una buona ragione. Io ho detto loro che quello che non voglio, mai, è fare un blog intimista, che al limite quelle cose lì le metto su Friendfeed. Però lui – Saverio – mi ha detto che, così, lui e gli altri che non leggono friendfeed si sarebbero persi la storia di Laura.

Ecco, perciò ho deciso di fare un post intimista. E la cosa più intimista che mi venga in mente ora è questa: che io, un annetto fa, ho scritto un post eccezionale. Ti pare? Lo dici di una cosa che hai scritto tu? Eh, oh, sì. Che poi quello lì, Scialocco, sennò mi fa il verso «il solito modestone». Perciò sì, lo penso, è proprio un post eccezionale. E penso che non abbia causato gli sconquassamenti che avrebbe dovuto: ok 130 commenti, ma quelle son le solite baruffe fra amici che si fan su questo blog. Per dire, io non mi capacito di come la gente – dopo averlo letto – posso essere ancora cattolica (o protestante, o testimone di Geova, o tutti quelli che credono a quella marachella del libero arbitrio).

No, lo so, ora voi pensate: «è simpatico, senti che cose strampalate dice per scherzo». Nono, vi allarmo: le penso davvero. Vabbè, il post si chiamava “Arbitro venduto” ed è eccezionale (l’ho detto?). Ecco, andatelo a leggere (e smettete di essere cattolici).

Avete capito? Cliccate QUI.