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I commenti del gruppo Facebook “Lasciate lo zio di Sarah alla folla” recitati da due voci meccaniche. Le immagini sono quelle dei rispettivi autori.

Ieri un’italiana che è a Londra con me mi ha raccontato del disgraziato epilogo della vicenda di Sarah Scazzi.  Ho commentato, fra me e me, «è la miseria del mondo»: forse doveva essere il titolo di questo post.

Pomodori

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Tariq Ramadan è uno di quei personaggi doppî su cui c’è una bibliografia bella lunga – e sono le persone migliori che abbiamo, Christopher Hitchens, Paul Berman, Ayaan Hirsi Ali: sembra la macchietta della propria macchietta, quella dell’arabo dalla lingua biforcuta che dice una cosa in arabo e una in inglese, o in francese, per taquiya. Uno di quelli che, fosse cristiano, verrebbe denigrato – e giustamente – come un conservatore a cui tirare i pomodori.

Tuttavia c’è chi – e non sono pochi – considera Ramadan un intellettuale (dell’Islam) moderato, un appiglio, di quelli un poco scivolosi, nel disperato tentativo di auto-omaggiarsi al solito anticlericalismo a singhiozzo: ché ai cattolici – ma anche ai georgebush – si tirano i pomodori, mentre ai mussulmani no.

Un’altra volta, però, lo scivolo è scivolato, e a Ferrara Ramadan ha espresso questo spregevole parere (corsivo mio):

L’omosessualità non è l’atteggiamento giusto, poiché è contraria al progetto divino, ma la rispetto ugualmente

Christian Rocca riprende questa frase. Ora, io lo so quale sarebbe la reazione – direi quasi il riflesso condizionato – degli anticlericali col singhiozzo, so di quali commenti si riempirebbe il blog di Rocca, se di commenti ne avesse, e suonerebbero più o meno così:

Ma anche Ruini dice le stesse cose!

Ciò è in buona parte vero, ma questo non esaurisce la questione. Il candidato dovrà porsi la domanda successiva:

Cosa facciamo a Ruini quando dice le stesse cose?

p.s. Si noti, fra l’altro, che il “ma anche Ruini” è una fallacia logica. Un non sequitur: il fatto che una colpa sia condivisa non la estingue.

P.p.s Il colmo sarebbe che ora, per questo, si cominciasse a smettere di tirare i pomodori a Ruini, perché si rispettano le sue idee medievali

Pippiripì s. E sì, tirare i pomodori non è per davvero, avete capito

Buttare i bambini con l’acqua sporca

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L’UNICEF ha fatto così: tu la berresti mai dell’acqua sporca? No, eh. O magari sì, proviamo. Perché – lo sapete vero? – in un sacco di parti del mondo un numero enorme di bambini è costretto a berla.

Così hanno montato un distributore di acqua sporca, da cui ognuno poteva inserire delle monete e scegliere se avere acqua con il colera, con la malaria, o con il tifo (cioè, si fa per dire, ma contava l’etichetta): e hanno cominciato a pubblicizzarla in giro per New York. Nessuno l’ha bevuta, ma un sacco di gente l’ha comprata, perché i soldi che hanno raccolto sono andati a quei bambini lì, quelli che non possono farne a meno di berla.

Grazie a Ilaria

«Tatiana!»

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Giorgia Bronzini (da Piacenza, sarà contento il Prof) ha vinto il campionato del mondo di ciclismo femminile. L’Italia era campione del mondo in carica perché Tatiana Guderzo aveva vinto lo scorso anno. Ecco, questa volta Bronzini si era staccata sull’ultima salita, aveva recuperato, e si era ricompattata col gruppo. Era una delle più veloci allo sprint, assieme all’olandese Vos (la favorita), solo che davanti c’erano altre due cicliste: Vos non aveva compagni di squadra, così Tatiana Guderzo – campione del mondo in carica, ricordiamolo – si è incaricata di mettersi davanti a tirare e andare a riprendere le due, giocandosi così qualunque possibilità di vittoria finale. Questo per favorire Bronzini, sua compagna di squadra, che poi ha vinto.

Ecco, questo è il bello del ciclismo, anzi, il bello è questo momento: quando dopo l’arrivo Bronzini grida «Tatiana! Tatiana!»:

Stanotte si correrà la gara degli uomini, l’Italia è la nazionale meno competitiva da diversi anni a questa parte, ma nonostante ciò ha ancora buone chance con Pozzato, Nibali e Visconti. Non ci sarà Ballan, che ha vinto nel 2008. Bettini, che ha vinto nel 2007 e nel 2006, ci sarà, ma come CT, al posto del compianto Ballerini.

Cara Trenitalia, ti aiuto: si chiama “mahram”

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Qualche sera fa parlavo con Emanuela, un’amica che ha seguito le mie orme (questo lo scrivo per farla arrabbiare) ed è andata in Palestina a lavorare come cooperante: mi raccontava delle conversazioni – che avevo fatto mille volte anche io – con la gente comune che le diceva che, è un esempio vero, impedire alla propria figlia di seguire una borsa di studio vinta a Oxford è cosa buona e generosa, ed è un modo per difenderla.

Perché tiro fuori questa cosa? Perché Trenitalia ha avuto la cortesia di mandarmi questa email:

L’header è molto bello perché mostra tutta la buona fede con cui è stata partorita l’idea: sono sicuro che – se qualcuno solleverà la questione – Trenitalia risponderà che è una polemica inutile, che l’iniziativa è buona e generosa ed è un modo per proteggerle, le donne.

Ecco il punto saliente dell’offerta Trenitalia in versione discoteca (luogo noto per la valorizzazione delle qualità femminili, le donne – prede – entrano gratis):

Allora io volevo restituire a Trenitalia la cortesia suggerendo loro di utilizzare il linguaggio giusto – sì, tralascio commenti sul cliché del rosa shocking – così anche da poter sintetizzare le prossime comunicazioni.

Si scrive “mahram”, ed è – secondo la legge islamica – l’accompagnatore (un maschio della famiglia) che ogni donna deve avere per potersi spostare. In Arabia Saudita è legge dello Stato, nella gran parte dei Paesi arabi è un costume diffuso per la maggioranza della popolazione, anche fra le diverse minoranze cristiane. Una tradizione da copiare!

Fra l’altro – “viaggiano gratis tutte le donne in un gruppo familiare” – è particolarmente interessante la definizione data del gruppo familiare: consiglierei a Cristiana che è una battagliera di prendere il treno assieme alla propria compagna, portarsi dietro un bambino, fare il biglietto solo a lui, e rivendicare di essere due donne e di essere – eccome! – un gruppo familiare.

La prossima volta disegnateci sopra Maometto

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Due ragazze francesi sono andate in giro con niqab (il burqa con la fessura per gli occhi) e minigonna, per protestare contro il divieto di burqa imposto in Francia. Quelli contro cui protestavano si sono fatti una risata, quelli con cui solidarizzavano l’avrebbero ammazzate.

scettico

Bestemmia di Berlusconi, reazione sana

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Chi. Se. Ne. Frega.

Se anche uno solo di voi, uno che fosse uno, prova ad azzardarsi a dire qualcosa, a ritenere inappropriato, a fare i mille distinguo sul perché per Berlusconi è diverso, a puntualizzare quella cosa lì – invece del contenuto sessista e dell’ironia da cavernicolo; se anche solo uno si mette a puntare il dito, a dire che dovrebbe avere rispetto, a sbandierare le millemila dichiarazioni di sdegno che seguiranno dal Vaticano quando per tutto l’anno – e giustamente – state a dire che ce ne dobbiamo fregare di cosa dice il Papa; se anche uno solo inizia a gettare nella spazzatura dell’indecoroso dibattito che seguirà la stracciatissima parola “indignazione” per la bestemmia detta da Berlusconi, io vi prometto che vi vengo a cercare, casa per casa, per appiccicarvi sopra la fronte un’etichetta con scritto “LA BINETTI VE LA MERITATE TUTTA”.

Tutte le beghe di (Bel)paese in 15 minuti

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Tutti quelli che vivono all’estero vi diranno che la liberazione è non stare dietro alle piccole beghe di paese della politica italiana, perché le dieci pagine quotidiane di cronaca politica che hanno tutti i giornali, tutte le singole dichiarazioni di Maroni (o chi per lui), in un orizzonte più ampio hanno valore zero.

Io, poi, aggiungo che c’è un’altra ragione: che l’Italia è un Paese conservatore, ma nel senso più preciso del termine. Fa le cose che fanno gli altri Paesi, ma con trent’anni di ritardo. Quindi viva l’America di Obama, e chissene – un chissene da scontare per trent’anni – dell’Italia di Berlusconi.

Ma su quel discorso lì, della sopravvalutazione della cronaca politica, c’è dell’altro. C’è che l’enormità di questioni avvicendatesi quest’estate a dominare il dibattito pubblico, poi, si possono riassumere in quindici minuti.

Vi direi: “beati voi che siete andati al mare”, ma a me il mare non fa impazzire.