Oggi WikiLeaks ha pubblicato i diarî di guerra dall’Iraq, in cui si rende conto del numero di persone che sono morte a causa dell’intervento americano, sono 109 mila e includono molti civili. Tutti hanno parlato di una cifra enorme (ed è una cifra enorme), ma nessuno ha provato a mettere le cose nel proprio contesto: in Iraq sono morte 109 mila persone dal marzo del 2003, siamo a ottobre 2010, equivale a dire 1.197 persone che hanno perso la vita ogni mese.
La quantità totale delle vittime di Saddam Hussein non si saprà mai: alcuni dicono mezzo milione, altri dicono due milioni, Wikipedia dice 800 mila. In più ci sono le vittime della guerra dichiarata contro l’Iran, le cui stime vanno dal mezzo milione al milione e mezzo. 1.800.000 persone, essendo prudenti, in meno di 24 anni di dittatura, che sono 6.339 al mese. Quasi sei volte tante.
La mia squadra del cuore, come si dice, me n’ha fatte vedere tante e di tutti i colori: una retrocessione, formalmente un paio, un fallimento con tripla discesa di categoria; uno scudetto perso per un giocatore che s’infortuna e l’altro che va al carnevale; la cessione di Baggio e quella di Bati; a proposito, l’ho sopportata portare l’attaccante più forte degli Anni ’90 al Tupparello di Acireale, e vista allo stadio giocare contro il Poggibonsi (lo so che vi sembra un’iperbole tipo “vado a Canicattì”, invece no, ce l’ho vista veramente), e perdere in casa contro il Montevarchi in Serie C2.
Però non mi era mai successo, in tutta la mia vita, che la mia squadra fosse ultima in classifica. Ultima proprio ultima, lì, da sola, con meno punti di tutte le altre. E invece, per queste due settimane senza campionato, lo è stata. Lì, in fondo a tutte le tabelle, così riconoscibile: sì è guadagnata anche i titoli, domenica scorsa – dicevano “Juve, Inter e Milan Ok. Fiorentina ultima”. In fondo, del Cagliari, che pure aveva due punti di più non ne parlava nessuno.
Non è stato così terribile, anzi, sarà perché sono lontano da casa (ma in fondo io son sempre stato lontano da casa, se Firenze è la mia casa, o la casa della mia squadra), ma mi sono quasi sentito coccolato: e tutti lo sapevano, perfino un islandese, qui a Londra, sapeva che la Fiorentina era ultima in classifica. Ai miei amici dicevo «oggi non si parla di calcio», e loro capivano «mi interesso di cricket!», e loro sorridevano come accarezzarmi, il fratellino a cui è capitata una disgrazia.
Io l’ho sempre detto che son paraculo, su ‘ste cose: ché quando la Fiorentina vince son contento per tutto il pomeriggio, mentre quando la Fiorentina perde penso «eh, vabbè, è solo un gioco», però in questo caso… non so, quasi mi c’ero affezionato, a questa maglia nera.
Oggi, pochi minuti fa, la Fiorentina ha vinto, e così non è più ultima – perché c’è anche questo: se hai pochi punti, se sei ultimo, ogni punto vale molto di più, e ne bastano pochi per non essere più ultimi – e per quanto possa andare male il campionato è difficile che torni a essere così, sotto a ciascuna di tutte le altre squadre. Magari per diverso tempo, forse per altri 27 anni, forse tutta la vita, ché ci vuole una certa pervicacia, oltre che una sfida a probabilità piuttosto basse, per essere il più scarso di tutti e tutti. E insomma, tre punti. Ecco, volevo dire che mi è un po’ dispiaciuto.
Ho comprato un nuovo cellulare che quando metto la sveglia per il giorno dopo, senza che io gli dica nulla, mi fa comparire una schermata con scritto “tempo rimasto prima dell’allarme xx:yy”. Così la sofferenza del risveglio con troppo poco sonno alle spalle la comincio a patire dalla sera prima.
Per colpa del sorpasso di Malawi e Ghana, l’Italia ha perso due posizioni rispetto all’anno scorso nella classifica fra le nazioni con minore disparità di trattamento fra uomini e donne, assestandosi su un fiero 74° posto. Dopo l’Italia, il peggiore Stato dell’Europa occidentale è trenta posti più avanti.
È il discorso che mi avete sentito fare tante volte: causa o effetto che sia – forse più il secondo –, è questo il lato peggiore del berlusconismo, altroché.
Dico spesso che il tifo da squadra nelle questioni del Medio Oriente è quasi più deprimente dello stesso Medio Oriente. Mi dimentico di dire che la copertura mediatica del Medio Oriente è perfino peggio – Repubblica oggi:
Uno strafalcione così gigantesco – fasullo in ogni singola parola – non l’avevo mai visto: “Arrestato il bimbo palestinese che era stato investito dal colono. Mufid Mansur, 8 anni, è stato prelevato dalla sua casa di Gerusalemme Est. Impedito al padre di accompagnarlo. L’uomo che l’ha travolto con l’auto rilasciato subito.” Ci credete che non c’è un solo dato veritiero? Andiamo con ordine:
Arrestato il bimbo palestinese che era stato investito dal colono
Notizia inventata, non è stato arrestato.
Mufid Mansur
Mufid Mansur non esiste. Il ragazzino si chiama Imran Mansour
È stato prelevato dalla sua casa di Gerusalemme Est
Falso.
Impedito al padre di accompagnarlo
Due versioni, entrambe incompatibili con questa: Ma’an cita un testimone che riferisce di un interrogatorio a un altro bambino senza la presenza della famiglia, Palestine News Network dice invece che sono stati interrogati i genitori al posto del bambino.
L’uomo che l’ha travolto è stato rilasciato subito
Non è vero. È stato interrogato e poi liberato su cauzione: le indagini su di lui continuano.
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Come sono andate veramente le cose?
Il video potete vederlo da voi, e risale a qualche giorno fa: ho però l’impressione che – come al solito – confermerà i pregiudizî dei tifosi delle due squadre su quanto siano gli altri i veri farabutti. Una cosa che ho notato io è la quantità di telecamere e macchine fotografiche presenti sul luogo in attesa dell’evento, e di come per diversi secondi nessuno faccia nulla per soccorrere il bambino investito.
Il filmato fa il giro del mondo, e viene visto anche dagli israeliani che identificano i ragazzini che hanno partecipato all’agguato. Fra questi ce n’è uno – di otto anni – che si chiama Umram Mufid Mansur, un nome simile a quello del ragazzino investito: alcune fonti molto schierate li associano per la forza evocativa che ha, così, la notizia.
In tutto il mondo, gli unici a bersela senza fare neanche un abbozzo di controllo, sono gli italiani: prima l’Adnkronos, poi Repubblica, Messaggero, Quotidiano Nazionale, etc. I risultati su Google per Mufid Mansur provengono tutti dall’Italia (tranne un paio, in francese, che citano Repubblica come fonte). Basta cercare il nome corretto e i risultati, questa volta in tutte le lingue, non trovano traccia di alcun arresto per il ragazzino investito.
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Aggiornamento del 17/10: è uscita un’agenzia dell’AFP (che io ho trovato citata solo qui, ma presto sarà più diffusa) che racconta che uno dei due bambini che erano stati investiti daBeeri è statoportato ieri (sabato), accompagnato dal padre, in commissariato per essere interrogato “for questioning” a proposito del lancio di pietre.
Ognuno si farà la propria opinione sulla legittimità di questa iniziativa, e probabilmente questa opinione ricalcherà gli schieramenti di cui sappiamo: quello che mi preme sottolineare è come la stampa italiana abbia scritto di un evento che non era mai avvenuto, sbagliando identità ed età della persona a cui si riferivano, e citando particolari fasulli (il mancato accompagnamento da parte del padre – si è poi appurato il contrario anche per l’altro bambino – e la liberazione di Beeri, che è invece stato rilasciato su cauzione).
Devo dire che, a giudicare da tutte le reazioni che ho visto a questa notizia e poi alla sua smentita, sono rimasto scioccato dalla quantità di persone – a onore del vero, su entrambi i fronti – che invece di domandarsi, e voler appurare, quale fosse la verità, hanno ragionato solo col cui prodest?