Secondo l’ONU i gay possono anche essere ammazzati

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Nessuno dei canali d’informazione che seguo ne ha parlato – oppure mi è sfuggito – ma la scorsa settimana è successa una cosa scandalosa: l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha votato un emendamento che in molti hanno riassunto con “non c’è nulla di male nell’ammazzare gli omosessuali”.

In sostanza, doveva essere approvata una risoluzione in cui si richiamava al dovere di ciascuno Stato nel rispettare il diritto alla vita di tutti i proprî cittadini, combattendo e investigando sugli omicidî commessi con ragioni discriminatorie. È un documento che viene approvato ogni anno. Tuttavia, quest’anno è stato proposto un emendamento per escludere dalle discriminazioni omicide – quelle da combattere e investigare – quelle ai danni degli omosessuali: come dire, in tale caso la discriminazione va bene.

A votare contro questo disgustoso emendamento sono stati solamente in 70 (su 192 Paesi aventi diritto al voto). Una lista che varrebbe la pena di ricordare, specie per ricordarsi chi non è presente:

Andorra, Argentina, Armenia, Australia, Austria, Belgium, Bhutan, Bosnia-Herzegovina, Brazil, Bulgaria, Canada, Chile, Costa Rica, Croatia, Cyprus, Czech Republic, Denmark, Dominican Republic, Ecuador, El Salvador, Estonia, Finland, France, Georgia, Germany, Greece, Guatemala, Hungary, Iceland, India, Ireland, Israel, Italy, Japan, Latvia, Liechtenstein, Lithuania, Luxembourg, Malta, Mexico, Micronesia (FS), Monaco, Montenegro, Nepal, Netherlands, New Zealand, Norway, Panama, Paraguay, Peru, Poland, Portugal, Republic of Korea, Republic of Moldova, Romania, Samoa, San Marino, Serbia, Slovakia, Slovenia, Spain, Sweden, Switzerland, Former Yugoslav Republic of Macedonia, Timor-Leste, Ukraine, United Kingdom, United States, Uruguay, Venezuela

Qualche considerazione:

  • Nella lista, grazie al Cielo, c’è l’Italia.
  • Sono presenti tutti gli Stati europei (il Vaticano non è uno Stato riconosciuto all’ONU, anche se ho qualche dubbio su come avrebbe votato).
  • Non c’è neanche un singolo Stato africano (su 53).
  • L’unico Paese del Medio Oriente contrario all’emendamento è Israele.
  • Nessuno dei 47 Paesi a maggioranza mussulmana ha votato contro (anche se in Bosnia i mussulmani sono quasi il 45%, pochi meno dei cristiani)
  • Sia l’Afghanistan che l’Iraq hanno votato a favore, il regime change non ha portato anche un prejudice change.
  • L’India, che ha recentemente legalizzato l’omosessualità, ha votato contro. La Cina a favore.
  • Fra i contrari c’è il Venezuela di Chavez, nel recente passato politicamente vicino a smaccati omofobi come l’Iran di Ahmadinejad (naturalmente, ha votato a favore), la Cuba di Castro (a favore) e la Bolivia di Morales (assente).
  • Sembra esserci un chiaro collegamento fra democraticità dei governi e rifiuto di aberrazioni come questa. Pare un’ovvietà ma è sempre bene notarlo in questi tempi di lotta per la democrazia appaltata alla destra.

Che mondo.

EDIT – Dopo un mese di pressioni, in particolare degli Stati Uniti, la clausola è stata ripristinata.

Tu sei un pedofilo?

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Leonardo alle prese con l’inversione della presunzione d’innocenza:

“Quindi insomma stiamo parlando di quelli che quest’estate, sul loro sito molto ben indicizzato su google, lasciarono scritto che io ero un pedofilo, sono quelli, no?”

“Sono quelli che mi risposero che poi come facevano loro a sapere se io ero un pedofilo o no, toccava a me dimostrarlo, sono loro, sì?

“Tu sei un pedofilo?”
“Ma che razza di… no, ovviamente”.
“Me lo puoi dimostrare?”
“Che io non sono un pedofilo?”
“Esatto. Perché io quest’estate mi sono posto il problema, cioè: come faccio a dimostrare a questi simpatici mediattivisti che io non sono quello che pensano loro? Mi faccio sequestrare un pc pieno di foto di donne adulte?”.

Dittatura

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Io l’avevo già dato per finito nel 2006, quando si parlava della disputa fra Fini e Casini per la successione, quindi mi sto zitto. Però noto un’altra cosa.

Leggo un sacco della stessa gente che urlava «è una dittatura!» dire ora cose come: «siamo al capolinea. Silvio (chissà perché solo quelli che dicono «dittatura!», ed Emilio Fede, lo chiamano per nome) non ha più l’appoggio della gente e si barcamena in maniera goffa con le poche armi di propaganda che gli sono rimaste».

Che è la dimostrazione che non c’è mai stata nessuna dittatura.

Beh, leggere Tolstoj in russo è tutta un’altra cosa

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Guido ha scritto un elenco di luoghi comuni sulla lettura in cui ritrovare alcuni, o forse molti, dei nostri tic rispetto a questo passatempo sopravvalutatissimo da chi non lo pratica (e, talvolta, anche da chi lo pratica).

Al primo luogo comune, però, avrei un’obiezione:

1. Io i libri li finisco per principio, non li lascio mai a metà.
Lo si sente dire spesso, ed è piuttosto stupido. Perché accanirsi a leggere un libro orrendo? Per un malinteso senso d’orgoglio, per spirito di disciplina, per sfida a sé stessi? O – peggio ancora – per il semplice fatto che lo si è comprato? «Ho speso tredici euro per Acido solforico di Amélie Nothomb, a questo punto lo leggo fino in fondo». Che è esattamente come dire: «Ho buttato del denaro, ora per pareggiare i conti devo buttare anche del tempo». Non vi daranno indietro né l’uno né l’altro.

La maggior parte delle persone che conosco non lo farebbero né per orgoglio, né per disciplina, né per sfida per sé stessi, né per i soldi buttati. Molto più importante: altrimenti non lo puoi mettere su aNobii!

p.s. Potete suggerirgliene altri, se vi vengono in mente. Il mio, di suggerimento, è nel titolo.

4.500.000 a 0

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Forse non ve ne siete accorti, ma dopo la Terra rotonda, la schiavitù che è sbagliata, il mondo che non ha 6000 anni, il non uccidere gli infedeli, etc. etc. (continua per altre quattro e rotti milioni di cose) etc. etc., il Papa ha detto che anche sul profilattico e l’AIDS avevamo ragione noi e che lui, e i suoi, erano stati un po’ stronzi.

Al cor poco gentil ratto s’apprende

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Diverso tempo fa una persona con la quale avevo un dialogo franco e schietto mi sottopose, con entusiasmo, un articolo scritto da Marco Travaglio. Non ricordo se fossi d’accordo col contenuto dell’articolo, probabilmente sì, ma ricordo che conteneva un’immagine odiosa: Berlusconi era arrivato al capolinea e i ratti stavano abbandonano la nave che affondava. M’infuriai. Intanto questa storia di Berlusconi che era finito, e tutti i suoi sostenitori corrotti lo stavano abbandonando, l’avevo sentita mille volte, e tutte le volte Berlusconi era tornato più forte di prima. Anzi, il più delle volte non s’era mosso di lì, ché se tutti i topi l’avessero davvero abbandonato, negli anni, ora avremmo un’Italia diversa, e migliore.

Ma poi, soprattutto, come poteva essere accettabile un concetto come quello? Come si può apprezzare un argomento così andreottiano (a pensar male si fa peccato ma spesso si ha ragione? Magari fra le persone che frequenti tu, imbroglione!). Il gioco d’azzardo sulla malafede altrui, la delegittimazione degli altri pareri (pochi giorni fa, a proposito dell’abuso di potere di Bossi, scrivevo di “quanto la nostra mentalità sia abituata a distinguere malafede prima che ingiustizia: a vedere nei nostri avversarî dei servi del potere prezzolati, e senza una vera opinione, anziché delle persone che hanno idee (molto, in questo caso) sbagliate). Per doppiare il pensiero altrui e decidere che, in realtà, non è un’idea ma una menzogna camuffata ci vuole un bel pelo sullo stomaco. Un’operazione di ventriloquismo con cui può avere dimestichezza solo chi frequenta quella dimensione di doppiezza. Se questo è il tuo metro, non ci misurare gli altri!

Poi, ieri sera ad Annozero, Marco Travaglio ha usato la stessa sciupatissima metafora per apostrofare Sandro Bondi. Possibile che, ancora una volta, avesse usato quell’espressione sordida? Perché un’uscita infelice può capitare a tutti, e capita: il problema non è dire cose sceme, ma pensarle. Così, per curiosità, ho messo su Google questa storia del ratto e della nave che affonda, per vedere se era successo altre volte oppure fosse solo una coincidenza di inciampi.

Ecco:

Deve riconoscerle l’onore delle armi: mentre tutti o quasi i topi fuggono e abbandonano la nave, lei è sempre lì ultimo giapponese.
19/11/2010

Molti potrebbero essere in sintonia con il nuovo partito di Fini, ma non tutti, se i topi scappano dalla nave che affonda, devi mettere qualcuno alla porta per selezionare i topi, per vedere topo e topo, dire a questo
8/11/2010

Un partito con un’identità netta intorno ai valori di una destra normale, cioè legalitaria e rigorosa, o un caravanserraglio di riciclati berlusconiani in fuga dalla nave che affonda?
Ogni giorno le cronache segnalano le “new entry” (new si fa per dire) che si accalcano all’ingresso del partito finiano senza incontrare la benché minima resistenza
5/11/2010

La banda del buco si sta disunendo, sente i rintocchi del Dies Irae e si abbandona a un arraffa-arraffa scomposto, disperato, da ultime ore di Pompei. Come quelle bande di topi d’appartamento che, sentendo suonare l’allarme della casa e in lontananza le sirene della polizia, si riempiono le tasche con le ultime posate d’argento e gli ultimi gioielli alla rinfusa prima della fuga.
16/7/2010

Mentre i topi abbandonano alla chetichella la nave e persino le escort e le badanti si dileguano, James si propone come la versione moderna di Eva Braun nel bunker berlinese e di Claretta Petacci a Giulino di Mezzegra.
6/7/2010

I ratti della loggia. Il primo a sganciarsi è sempre Ernesto Galli della Loggia (…) Un po’ come la fuga del primo ratto dalla nave che comincia a imbarcare acqua. Gli altri seguiranno a stretto giro.
18/03/2010

La verità è che i primi a scaricare Craxi furono proprio i ragazzi dello zoo di Bettino: quel variopinto caravanserraglio di nani e ballerine, prosseneti e miliardari che si faceva chiamare Partito Socialista. Al primo scossone i topi fuggirono dalla nave, in linea con la tradizione italiota della fuga da Caporetto.
31/12/2009

Il fuggifuggi dalla barca che affonda è talmente frenetico che non c’è più pietà per nessuno, nemmeno per parenti, amici, colleghi. Si salvi chi può, mors tua vita mea. L’altra sera il salotto del Vespino di sinistra, dove nessuno s’era mai lamentato e dove non s’era mai parlato di casta, anzi la casta la faceva da padrona, pareva la fossa dei leoni.
27/09/2007

Come i topi e le pantegane abbandonano la stiva delle navi alle prime avvisaglie d’acqua, così dirigenti, portaborse, raccomandati, parenti, amanti, mezzibusti, soubrettini e soubrettine prenderanno la via della fuga, sciamando fuori all’impazzata con le mutande in mano, calpestando e travolgendo tutto e tutti
23/06/2006

E gli altri topi della nave che affonda seguono il suo esempio, mettendo in salvo la roba: è notizia di ieri che Dell’Utri vende all’asta l’argenteria di casa, anche perché la condanna per mafia (sia pure in primo grado) potrebbe portare a una misura di prevenzione, cioè al sequestro dei beni. Quanto alle elezioni, Bellachioma non ci pensa neppure a correre quel rischio
19/04/2005

A cinque anni mi son fermato.

Se mai vi capiterà di sentirmi dire all’indirizzo di qualcuno «le tue opinioni non valgono perché le dici solo per interesse» datemi un bel ceffone. E poi aggiungete: «questo è da parte mia, non di quello che mi paga».

Un nuovo ordine mondiale

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Ma tipo, dico io, ma a Ryanair non converrebbe prendere gli ambulanti della spiaggia invece di far vendere a hostess e stewart grattaevvinci e sigarette contro il fumo? Passa il senegalese, vuoi la collanina? Gli occhiali? No, non compro niente. Ma dài sconto. Poi arriva quello, canditi frutta fresca! La cinese che fa i massaggi cinesi, e l’immancabile cocco bello cocco fresco cocco bello.
Secondo me farebbero una paccata di soldi.

Paola Caruso, le aziende e la moglie di Hossam: mi spiegate una cosa come a un bambino?

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[Dico prima che magari sono scemo io, e dico davvero, nel senso che mi sembra che tutti stiano dando per scontata una cosa che io non do per scontata: quindi, ecco, se uno volenteroso e altruista viene qui e me la spiega lo ringrazio e cestino questo post]

Al giornalaio sotto casa mia lavora Pino, che ha una moglie, Rossella, che naturalmente lavora con lui: perché? Beh, perché è la moglie di Pino, hanno un’azienda, e lavorano assieme. Rossella ha fatto un po’ la casalinga, poi quando Pino ha avuto bisogno di una mano, invece di assumere qualcun altro, ha detto a Rossella di venire anche lei giù in piazzetta. Poi c’è quell’altro: come si chiama? Hossam, fa le pizze napoletane pure se è egiziano, e con lui lavorano il fratello – che è venuto dall’Egitto proprio per fare lì il pizzaiolo – e il figlio, che fa le consegne. Come l’hanno avuto quel lavoro? Beh, perché erano lì. Magari son anche bravi, le pizze di Hossam non sono male, però non è che abbiano fatto un concorso.

Sai che c’è? Secondo me sono dei raccomandati. Cioè, sì, lo sono. Mica hanno ottenuto il lavoro per merito, anzi il merito proprio non c’entra nulla: se uno la vede spassionatamente è la più bieca forma di familismo. Eppure non c’è nessuno che faccia uno sciopero contro Pino, Hossam, o Rossella.

Magari direte: ma quelli sono pesci piccoli, è naturale. Boh, sarà naturale, ma il principio è quello. Però vabbè, facciamo così: il presidente della Fiorentina si chiama Della Valle ed è proprietario della Tod’s, un’azienda famosa che vende scarpe. In realtà non è che l’abbia comprata lui l’azienda, l’ha ereditata dal padre che a un certo punto l’ha cooptato e tirato dentro. Perché non c’è uno sciopero contro Della Valle? E John Elkann? Sarà anche bravo, ma non è che ha vinto il concorso per entrare in Fiat.

Naturalmente in un impiego pubblico è una cosa completamente diversa: le sorti di un’istituzione pagata da tutti non devono essere danneggiate dalle preferenze di uno, ma in un’azienda privata non vedo proprio cosa dovrebbe spingere qualcuno a rivendicare qualcosa. Non è che in via di principio non sia sbagliato, intendo l’assumere qualcuno non sulla base del merito, da una certa prospettiva lo è certamente: ma, come ovvio e giusto, non c’è nessuna legge che vieti a qualcuno di fare quello che vuole con la propria azienda. È il mercato, funziona così: il concetto è che se Hossam assume il fratello anziché Carmine che fa le pizze più buone, la sua pizzeria riuscirà peggio, e così per Della Valle, per Elkann e per tutti gli altri.

Ecco, mi spiegate perché un giornale dovrebbe funzionare diversamente?

Secondo me Paola C ha esagerato, anzi dài, diciamolo: ha fatto una cosa scema. Capita di farne. E ho paura che questa scemata le costerà più delle scemate che capita di fare a noi, perché tutti i colleghi d’ora in poi la guarderanno storto, e per questo dal momento successivo a quello in cui ha iniziato questo sciopero della fame, mi è un po’ simpatica, ha anche una faccia simpatica. Potrebbe essere mia amica, anche se ha qualche anno più di me: ci mangerei un panino assieme e le direi «dài, smettila». Perché, a ogni modo, non capisco proprio la ragione per la quale un’azienda privata dovrebbe essere costretta ad assumere lei, anche se davvero più brava di un altro.

Oh, non dico che non possa essere un’ingiustizia, sarei tanto arrabbiato anche io: magari quel pivello della scuola di giornalismo è davvero un raccomandato**, non mi stupirebbe; però davvero non capisco il senso del fare uno sciopero della fame. Al limite scrivi la tua storia, racconti quel che è successo, e inviti la gente a non comprare un giornale che manda avanti un figliodì anziché una persona brava – sarebbe più che legittimo, magari convinci anche me e non vado più su Corriere.it – ma se fai uno sciopero della fame cosa vuoi ottenere, il lavoro? Il posto indietro? Per aver fatto uno sciopero della fame contro un meccanismo che non premia chi scrive bene? E il colmo è che, se così fosse, qualcun altro potrebbe fare lo stesso sciopero contro la tua assunzione: e sai che mica avrebbe tutti i torti?

** Sì: per quanto Paola C neghi – e questo invece, devo dire, me la rende un po’ antipatica – di aver espresso quel concetto, è naturale che l’accusa mossa al pivello sia quella di essere raccomandato: dici, io lavoro qui da sette anni e quello mi ha scavalcato senza averne i meriti. Quindi: o pensi che è tutto un caso, una botta di sfortuna (ma allora non fai lo sciopero della fame contro la sfortuna) oppure pensi davvero di aver subito un’ingiustizia, cioè che qualcuno l’abbia fatto passare avanti.