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Un’associazione LGBT ha pubblicato una lista di presunti politici gay e omofobi. Tante altre associazioni LGBT hanno criticato questa scelta perché non rispettosa della privacy dei coinvolti. Mi sembra di essere in disaccordo con entrambi, e provo a spiegare perché. Naturalmente la veridicità delle identità dei coinvolti, per la quale non c’è alcuna prova, è irrilevante.
Io non sono contrario in principio a premere, forse anche a costringere attraverso l’outing, coloro che sono omosessuali a dirlo apertamente. Non c’è dubbio che un omosessuale che vuole rivendicare la segretezza, l’essere privato, della propria preferenza sessuale sta introiettando il principio per il quale quello debba essere un carattere di cui vergognarsi. Se lo vivesse con tranquillità, come si vive qualunque dato privato di cui non vergognarsi (ti piace la pasta al pomodoro? Qual è il tuo colore preferito?) non avrebbe problema a parlarne. Il privato è politico, l’abbiamo imparato qualche decennio fa.
Su questo sono molto severo: i “tu non sai cosa vuol dire vivere in una famiglia difficile” sottintendono un senso etico debole e una concezione morbosa e anti-meritocratica del voler bene (e nella gran parte dei casi, certamente nel mio, dimostrano di non conoscere l’interlocutore). Non la faccio facile, la faccio necessaria. Perciò è vero: se ti vergogni della reazione che la società potrebbe avere, significa che un po’ di ragione, a quella società, la stai dando. Nessuno ti può far sentire inferiore senza il tuo consenso. Qualunque omosessuale in the closet è inevitabilmente – almeno in piccola parte – omofobo.
Ma è proprio quello il punto che mi infastidisce di questa iniziativa sullo smascheramento della combo gay+omofobo: un omosessuale ha diritto a essere omofobo quanto un eterosessuale. Cioè: va criticato, ma va criticato come qualunque altro eterosessuale. Altrimenti stiamo riconoscendo almeno due di questi tre principî: A) che il marchio di omosessualità, almeno in alcuni casi, deve risultare effettivamente infamante: una sorta di gay pride al contrario, un gay shame B) che per essere omosessuale devi anche avere determinate idee, anziché essere una semplice preferenza sessuale e un tratto privo connotati ideologici. Insomma: l’omosessualità è un’ideologia – quello che sostengono gli omofobi di tutto il mondo C) che le battaglie per la parità dei diritti devono farle solo, o principalmente, gli appartenenti a quella minoranza: che i neri devono lottare per i neri, gli omosessuali per gli omosessuali. (E siccome ogni minoranza è – costitutivamente – una minoranza, quelle battaglie di minoranza sono destinate a essere perdenti).
Non c’è nessuna questione di coerenza (e se anche ci fosse, non è mai quello il punto). Si può essere omosessuali ed essere scemi, si può essere omosessuali ed essere omofobi. Si può essere omosessuali e guardare solo al proprio tornaconto personale. Gli omosessuali sono come tutti gli altri, ricordiamocelo.





