Dopo la volta che un un guidatore pazzo palestinese mi investì in bici, e quella in cui l’esercito israeliano tento di fare esplodere la mia bicicletta, pensavo di averle scontate tutte.
E invece, la prima volta che riinforco la mia Viola (dovete sapere che la mia bici da corsa ha un nome, per una regola spiegatami da Gianluca), vado dal biciclettaio a gonfiare le gomme, e appena dietro casa, una signora, all’incrocio, esattamente come il pazzo in Palestina, da ferma e senza guardare, mentre io ero già praticamente passato, mi viene addosso.
Io non mi faccio niente, anche se sbatto sul cofano e poi per terra. Ma proprio niente, qualche graffio. Viola, invece se l’è cavata peggio. La signora in questione ha accettato di pagarmi i danni e lei, la bici, è tornata dal biciclettaio dov’era stata fino a mezz’ora prima.
Ho capito che in bici non ci devo più andà.
Non demordo.


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