Alex Eylar è un ventiduenne fissato col Lego:
Desiderio di legalità
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Per la prima volta nella storia, più della metà degli americani sono favorevoli ai matrimonî omosessuali.
Cosa sono i confini del ’67
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Ho scritto per il Post questo riassuntone su cosa sono i “confini del ’67”, di cui si parla sempre, e su cui ha incentrato il proprio discorso Obama. Ho provato a tenerlo breve per favorire la lettura a tutti, e quindi ho dovuto scegliere quali erano gli eventi più rilevanti. Ci ho messo mappe, aneddoti, e meno opinioni del solito – quindi meno pessimismo!
“I territori del ’67 devono essere la base per il trattato di pace fra Israele e Palestina”, ha detto ieri Barack Obama, nel proprio discorso sul Medio Oriente. Ci sono due cose da sapere, intanto: la prima è che si chiamano territori del ’67, ma Israele li ha ottenuti vent’anni prima: dopo la guerra del ’48. La seconda è che sono stati la “base” di tutte le trattative fra israeliani e palestinesi – e sappiamo tutti com’è andata, visto che siamo ancora qui a parlarne. Verrebbe da chiedersi, allora, perché Obama li riproponga come punto di riferimento per raggiungere la pace. La risposta è semplice: non sono una novità, non sono una via facile, ma sono l’unica strada percorribile. Come disse una volta il presidente israeliano Peres «non è che non ci sia luce in fondo al tunnel, è proprio che non troviamo il tunnel».
Per questo, l’insistenza sulla questione dei territori è più che giustificata: l’eterno conflitto arabo-israeliano è, prima di ogni altra cosa, una guerra per ogni piccolo pezzetto di terra. Se andate in giro in quelle zone, da Tel Aviv a Ramallah, vi spiegheranno che il problema del conflitto arabo-israeliano è uno, anzi sono due: c’è troppa storia e troppa poca geografia. Sulla storia del conflitto israeliano si potrebbero scrivere biblioteche intere, che difatti sono state scritte. Quello che segue vuole essere un velocissimo riepilogo dei principali eventi utili a capire cosa sono questi fantomatici territori del ’67, e perché sono così importanti.
Faticosa analisi di un post di Beppe Grillo
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Qualche giorno fa ho fatto un post in cui criticavo le difese a oltranza del proprio politico di riferimento. Valeva per il PDL con Berlusconi, per l’IdV con Di Pietro, per la Lega con qualunque delle canaglie che hanno nella dirigenza, e valeva un po’ per tutti i partiti; ma l’esempio più calzante era sicuramente Beppe Grillo, per il consenso dogmatico che riscuote fra moltissimi dei suoi simpatizzanti.
Nella mia critica sono stato abbastanza feroce, ho definito Grillo un populista e un capobastone, e nei commenti mi hanno chiesto perché pensassi queste cose. Ho risposto che non sapevo da dove cominciare, che non è mai una buona risposta, e ho elencato un po’ di cose. Poi ho deciso da dove cominciare, sono andato sul blog di Beppe Grillo e ho letto l’ultimo post, uno a caso, senza particolare significato: non l’ho scelto come esempio. E non c’era una frase su cui non avessi qualcosa da contestare.
Io davvero non capisco come ci siano persone che siano d’accordo con queste cose. Quello che segue è un faticoso, e noioso, fisking del post di Beppe Grillo. Quello che segue è l’intero post, non una selezione delle frasi meno condivisibili.
Comincia così:
Gli astrologi sono più seri dei sondaggisti
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Droga libera
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Nel buonumore che ho da due giorni per il risultato di Milano, per essermi sbagliato due volte – una, quando ho pensato che avrebbe vinto quell’altra, e due quando ho pensato che Pisapia avrebbe dovuto reagire con più vigore al lurido agguato di Moratti (invece aveva ragione lui) – mi ha colto un dubbio che, in mezzo a tutti gli spernacchiamenti che Moratti si sta meritando per le accuse sparate nella mischia a Pisapia, rischiassimo di dimenticarci una cosa – e cioè quale è la posizione di una persona liberale e progressista riguardo alla droga: quella scritta nel titolo.
Non vorrei che con Moratti che dice “Pisapia è a favore della droga libera” si avesse una reazione simile al Berlusconi che va con le prostitute: ovvero il campionamento casuale e contrario di qualunque cosa il proprio avversario dica. La prostituzione va legalizzata, come le droghe, almeno quelle leggere. Naturalmente quella che dice Moratti è una fesseria usata solo per terrorizzare la signora del pianerottolo, ma – ricordiamocelo – se Pisapia fosse favorevole alla “droga libera”, beh, farebbe bene.
Beati gli elettori che fanno autocritica
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È successo che Grillo ha rivolto a Vendola un “At salut, buson” come insulto. Cioè, “saluti, ricchione”, a mo’ d’insulto. Non come uno può dire frocio all’amico frocio o negro all’amico negro, proprio a presa in giro di quelli che reputano queste caratteristiche offensive. No, come mossa di campagna elettorale. La gente che era lì ha riso – gente di livello, insomma – e la cosa è venuta fuori. C’è stata una piccola polemica, e Capriccioli ha raccolto in una specie di stupidario – come ne aveva fatti per tanti altri – le peggiori uscite di Grillo. Le risposte, dai grillini, sono state di questo tenore:
Questo è il profilo facebook di quella merda di Capriccioli:
http://www.facebook.com/alessandro.capriccioli/posts/225210040826538
SOMMERGIAMO DI COMMENTI QUESTO PENNIVENDOLO VENDUTO DI MERDA SERVO DEL PD!!!!!!!!!!!!!!!!
Nessuna risposta nel merito, naturalmente, ma dietrologie delle più sciocche (l’Espresso->De Benedetti->PD->Capriccioli è un venduto al PD), aizzate dal loro capobastone.
Se vi siete imbattuti da qualche parte nella questione – altri blog, Facebook – avrete notato come immancabilmente quando arrivano i grillini il livello di qualunque discussione crolla, e soprattutto c’è una difesa assoluta e dogmatica di qualunque cosa faccia Grillo, contro qualunque evidenza.
A seguito di questo, nonunacosaseria ha scritto una considerazione effettivamente molto vera:
Un militante piddino – con tutti i suoi limiti e le sue arretratezze culturali – se il segretario del suo partito spara una cazzata non si arrampica sugli specchi per giustificare la gaffe, ma gli fa un culo così.
Se ci pensate, è vero. Forse, però, questo non riguarda solo il Movimento 5 Stelle di Grillo – che è l’apice –, ma è un discorso che si potrebbe allargare a molti altri partiti. Pensate alle discussione che vi sarà capitato di fare con gente di qualunque partito: gli elettori del PD sono fra gli unici che riconoscono gli errori dei proprî leader. È un po’ il concetto che c’è all’inizio di questa vignetta. Ci si arrabbiano, ci si scornano, e se qualcuno critica Bersani – o al tempo Veltroni, o chiunque altro – la risposta è quasi sempre «hai ragione, ma bisogna considerare anche quest’altro fatto», e quasi mai una difesa a oltranza di posizioni insostenibili (pensate al vostro amico che vota il PD, e cosa diceva di Paola Binetti: non erano mai “eh, è stata interpretata male” “no, ma era una battuta” o cose del genere).
E così mi sono domandato: non è che tutti i discorsi sul tafazzismo del PD che si fa male da solo sono semplicemente l’altra faccia della medaglia di un rapporto maturo e autocritico verso sé stessi?
Credere in qualcosa
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Siamo una generazione di figli di cattocomunisti. Mia madre è stata catto-comunista-comunista, e ora – con l’età – è diventata catto-catto-comunista. La mamma di un amico (che desidera rimanere anonimo per tutelare il proprio buon nome), invece, è diventata new age. Tipo così. L’altro ieri mi ha raccontato:
La gente in cantina ha gli scatoloni con scritto “piatti ceramica”, oppure “bicchieri verdi regalo zia Giovanna”, no?
Ecco, mia madre ne ha solo due con scritto il contenuto: “sciamanesimo celtico” e “vita universale”.
UPDATE – Il mio anonimo amico ci tiene a precisare: Rimango anonimo per non mandare karma negativo e pensieri che distorcono l’aura del reiki.
Weylandt
L’altro ieri è morto un corridore al Giro d’Italia.
Per incastri della vita, è il Giro che sto seguendo meno degli ultimi anni. Così mi sono perso una delle tappe più commoventi della storia del Giro. Le cose che sono successe sono state molto belle, e il ciclismo si conferma avere quella cosa lì che non sai spiegare, ma che lo fa – da sempre – lo sport più pieno di poesia.
È davvero impossibile vedere queste immagini senza commuoversi:
Per quelli che il ciclismo l’hanno imparato da bambini la cosa più commovente, la più sbalorditiva, è un particolare che agli altri non dirà nulla. Gli applausi del pubblico. Strani, sconosciuti, così diversi da quelli che accompagnano i corridori durante le tappe, e di cui siamo tutti abituati a riconoscere lo scroscìo. In quegli applausi dal ritmo inedito, in quella maniera quasi arcana, si legge il rispetto, il pudore, la dignità, tante cose che sembrerebbe banale scrivere. C’è quel qualcosa, quel qualcosa di cui dicevo prima, che ne fa della poesia. Purtroppo, oggi, un epitaffio.
Tot kijk.
Ho capito che disprezzo
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per il Post
Con quella sinuosa linea di masochismo che abbiamo spesso nel voler guardare negli occhi la miseria del mondo, mi sono messo a leggere il racconto di Lara Logan, la giornalista aggredita e ripetutamente violentata in piazza Tahrir, al Cairo, durante le rivolte del febbraio scorso.
A meno di metà ho dovuto smettere, con le lacrime negli occhi, per la rabbia, lo sconforto, l’impotenza, la vergogna di appartenere al genere umano. Sembra un’esagerazione, ma non c’è nient’altro di fronte a frasi come “bene, ora si tratta soltanto di sopravvivere. Devo solo arrendermi all’assalto sessuale. Cosa possono fare di più? Sono dentro di te ovunque”.
Ho capito che disprezzo chi, fino a ieri (e forse anche domani), ha messo in dubbio che lo stupro fosse davvero accaduto, o l’ha minimizzato, perché finora Logan aveva deciso – nella propria intimità – di non raccontare gli agghiaccianti particolari di quello che era successo.
Ho capito che disprezzo tutti coloro che riusciranno a pensare al cui prodest? di questo racconto terribile prima di diversi minuti di costernazione.
Ho capito che disprezzo coloro che useranno questo racconto per screditare le rivolte arabe di questo inverno. Perché sotto la dittatura di Mubarak le cose erano identiche. L’Egitto di Mubarak – e, purtroppo, quello di oggi – era il Paese dove il 97% delle donne straniere, e l’83% delle donne egiziane denunciavano di aver subito qualche tipo di molestia sessuale. Dove 9 donne su 10 hanno subito mutilazioni genitali femminili. Cairo è la prima città inserita nel progetto Secure Cities di Unifem. È la città che ha vagoni speciali riservati alle donne nella metropolitana. Lì, sulla questione delle molestie sessuali, sono stati scritti articoli, fatti film, documentarî.
Ho capito che disprezzo coloro che diranno «così Logan sta infangando gli egiziani» ché sono come Berlusconi quando disse a Saviano che infangava gli italiani nel raccontare che in Italia esiste la Mafia.
Ma la cosa che ho capito più forte è che quelli che più disprezzo sono quelli che, senza un minimo di pudore o una pausa per elaborare l’angoscia, diranno «eh, ma queste cose succedono anche da noi» – razzisti dello stupro, razzisti del noi e loro – che, quando cose del genere succedono “da noi” non si sognerebbero mai di dire «eh, ma queste cose succedono anche in Egitto».
“Se l’è cercata”
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Il catastrofismo è, per certi versi, una branca del complottismo. Quelli che i terremoti si sapevano, quelli che si potevano prevedere, quelli che erano stati previsti. Ora, sulla base delle previsioni di uno pseudoscenziato, dicono che ci sarà un terremoto l’undici maggio. È una bufala che ha girato abbastanza.
Naturalmente di questa supposta catastrofe non c’è nessuna prova. Così, Paolo Attivissimo – lui che è il vero sbugiardatore di bufale – ha lanciato una sfida: se qualcuno dei creduloni è disposto a pagarmi il viaggio, io vado a Roma proprio l’11 maggio (fa anche rima).
Qualcuno l’ha trovato, perciò dopo domani farà un incontro+pranzo “aspettando il terremoto”. Se siete a Roma, andateci.



