Le domande esistenziali di Leonardo.
Prefazione
Come vedete dal bannerino qui a sinistra, la destinazione alla quale accennavo qui è stata decisa. La partenza è fissata per il 14 luglio: prima di quella data comincerò un Diario dalla Palestina (al momento non è ancora attivo), raccontando quello che ho fatto nel frattempo.
Un paese di maschilisti
La cosa peggiore di questo litigio fra piloti aerei che leggo da Gilioli, è che il terzo, quello della torre di controllo, quello che sembrava il più ragionevole, chiude la conversazione chiedendo di non usare quel linguaggio «perché ci sono donne che ascoltano la frequenza».
Senza perdere la tenerezza
Di solito le notizie che non hanno bisogno di commento, quelle per cui è ovvio rallegrarsi o intristirsi, non le commento. Dicono tutto gli altri, e questo non è un blog che dà notizie, ma che – ogni tanto – le commenta.
Però facciamo un’eccezione: che bella notizia.
L’idea che le FARC si siano fatte fregare dalle magliette di Che Guevara è una nemesi, evocativa conclusione della storia di questa donna prigioniera di farabutti prigionieri della loro ideologia.
Questa foto mi è sempre piaciuta moltissimo, ora la metto:
Ghetti
C’è un gruppo di ebrei che, al contrario, dice che Obama è troppo antisemita per loro: sono un po’ matti, invero.
Uno di meno
Ho appena avuto notizia che mio padre non voterà Obama per questo discorso.
Altro che Carla Bruni
Leggo da River che un giornale turco ha pubblicato una delle poche foto della moglie di Ahmadinejad:

America’s happy and singular creed
Altro bel discorso di Obama, stavolta sul patriottismo, confermando di dare il meglio quando ci si attende qualcosa da lui, in risposta alle critiche:
Alcuni passaggi molto veltroniani, “noi non siamo quelli che stracciano i programmi”.
Sotto sotto
Il primo risultato su google per “l’omosessualità è una disgrazia”, è il post di cui andavo più orgoglioso negli ultimi mesi.
A 52 denti
Ero in giro in bici sulla Tiberina, e mi sorpassano a doppia velocità due corridori della Ceramica Flaminia – la squadra del neocampione italiano Simeoni. Faccio uno scatto per andarli a prendere, e mi metto alla ruota dei due.
Loro rallentano sensibilmente, per farmi stare a ruota; si mettono ad andare a un ritmo che per loro è da crociera, ma per me – ovviamente – è indiavolato. Facciamo diversi chilometri così, senza scambiarci una parola, loro per non umiliarmi, io perché non ho il fiato per parlare.
Soltanto quando proprio non ce la faccio più, e sentono la mia moltiplica che scala dal 52 al 39, uno dei due si volta – forse era Angeloni – come a chiedere «scusaci…», io gli sorrido come a rispondere «avete già fatto tanto». Riprendono il loro incedere, e dopo qualche centinaio di metri spariscono dietro una curva.
Penso che in qualsiasi altro sport quello scatto per andarli a riprendere sarebbe stato preso come un affronto.

