Un ritocchino

Chi dice che gli ebrei ortodossi siano rimasti al paleolitico? Sanno addirittura usare photoshop!

Visto che pensano non sia il caso riprodurre immagini di donne, per fortuna loro soltanto due nel nuovo governo israeliano, hanno pensato bene di espungerle dalla foto di gruppo:

MIDEAST ISRAEL MISSING WOMEN

Non ci credo

Oggi ho parlato con una, autodefinitasi femminista, che ha detto che in Afghanistan si stava meglio con i talibani. Femminista.

Dare del lui

Questa osservazione qui, m’ha fatto venire in mente un episodio che forse è divertente raccontare.

Una mia professoressa femminista si rivolgeva a tutti, nell’aula universitaria che contava un centinaio di persone, misti fra maschi e femmine, con «noi tutte vorremmo che». Dopo qualche volta a ripetere il plurale femminile, disse «dato che per centinaia d’anni abbiamo parlato al maschile plurale, per ristabilire un po’ di parità parlerò sempre al femminile plurale».

Io alzai la mano e le dissi: «professoressa, ho deciso che da questo momento gli darò del lui, perché per centinaia d’anni s’è dato del “lei” e voglio ristabilire un po’ di parità». Così a tutte le lezioni mi rivolgevo a lei: «scusi, vorrei domandargli …», uguale all’esame: «secondo me il tal critico sbagliava in questo, lui, professoressa, cosa ne pensa?». Lei – lui? – fu simpatica, e stette al gioco.

Ma manco provinciali?

In questo momento la notizia d’apertura della home della CNN è il barcone di libici diretto in Italia, che è affondato poco dopo la partenza, causando la morte di almeno 200 persone:

cnn

Su Repubblica.it è la quarta notizia, su Corriere.it la quinta, su lastampa.it addirittura la settima. Non metto lo screen perché, in tutti e tre i casi, è talmente in basso che non ci arriva l’alt+stamp.

Ieri il mio bastone s’è trasformato in un serpente

Ieri mi è capitato di discutere con amici di buona volontà che, a precisa questione, obiettavano che il problema non fosse l’Islam, ma le condizioni sociali, economiche, in cui noi (sarebbe l’Occidente) abbiamo condotto queste società.
Basta guardare al mondo, a come in Arabia Saudita (dove non ha mai messo piede un soldato occidentale – anzi, non esiste neanche il visto turistico!) le donne vivano certamente peggio che in Palestina, dove un’occupazione dura da 40 anni, per estinguere questo malinteso senso di colpa.

Ma io sono convinto che il problema sia anche più grosso, che ci sia un buonismo, una coazione alla sospensione del giudizio, un tarlo che erode la coscienza dei benintenzionati (e lo sento anche io mentre scrivo queste cose) nel criticare l’Islam. Perché non bisognerebbe. Perché loro, sono gli altri. E invece dovremmo smetterla di pensare che siano loro, e cominciare a pensare che la nazionalità è una convenzione, e che le persone che vivono in quelle società – donne, bambini, omosessuali – non siano antropologicamente diversi da noi, e che meritino gli stessi diritti che abbiamo “noi”.

Il problema è l’Islam. Se è vero che esistono tantissimi mussulmani moderati, e che questi siano la maggioranza, è vero che in una discussione di idee, fra un moderato e un fondamentalista, ha ragione il fondamentalista: perché i testi sacri, il Corano e gli Hadith, danno ragione ai fondamentalisti.

Nel Corano è scritto che gli atei vanno uccisi, che non si possono avere non mussulmani come amici. Tante persone in Palestina, nonostante ciò – spesso ignorandolo – mi sono amiche, lo sono veramente. Ma la strategia da imbonitori, quella di dire che – in fondo – l’Islam è una religione d’amore, è una strategia presuntuosa (perché non è vero, stiamo solo prendendo in giro il nostro interlocutore, dall’alto del nostro chissà cosa) e perdente, giacché nel momento in cui Said – mussulmano moderato, e gran brava persona – discute con l’amico salafita, quest’ultimo gli fa-un-mazzo-tanto: perché nel Corano c’è scritto quello che dice il salafita.

Questa grande strategia dell’inganno, non fa bene a Said.

E il problema è il nostro rispetto per le religioni, tutte. Nel momento in cui non rimarchiamo tutto il ridicolo che c’è nel credere che una donna ha partorito vergine, che un qualche Dio ha imposto di non mangiare il maiale o di circoncidersi, permettiamo una società peggiore, amante del buio, nemica della ragione. Qualunque cosa a cui conferiamo credibilità (proprio in senso letterale), solo in quanto parte di un sistema religioso, ma che non accetteremmo mai, come ragionamento pensato, al di fuori di quell’involucro rivestito di ingiudicabilità.

Ogni volta che incontriamo uno che crede che Maria fosse vergine, dobbiamo rapportarci come a uno che creda che Tarquinio il Superbo avesse l’utero: è la stessa cosa, perché non la trattiamo allo stesso modo?
Ogni volta che incontriamo uno che crede che Dio gli abbia imposto di non mangiare maiale dobbiamo rapportarci come a uno che non mangi le mele cotogne, non perché non gli piacciano ma perché gliel’ha detto Harry Potter: è la stessa cosa, perché non la trattiamo allo stesso modo?
Ogni volta che incontriamo uno che taglia una parte del pene di suo figlio, da bambino, dobbiamo rapportarci come a uno che taglia il lobo dell’orecchio al figlio neonato: è la stessa cosa, perché non la trattiamo allo stesso modo?

Dopo il matrimonio la festa

Dopo il matrimonio la festa – Diario della Palestina 187

Di materiale arretrato ne ho tanto, questo è proprio molto arretrato: devo pubblicarlo da questo matrimonio qui, a cui è – appunto – seguita la festa!

Tutto in stile molto palestinese.

La cosa che avevo notato subito erano i tantissimi baci e abbracci fra zii/fratelli della sposa e sposo, quasi fosse chiaro il passaggio del testimone. Una cosa così ostentata che pare difficile immaginare che fosse “naturale”.

Come vedete l’addobbo, estremamente kitsch, dove andranno a sedere gli sposi:

1-addobbo

L’arrivo dei neo-sposi!

2-arrivano-gli-sposi

Quando vengono alzati in aria per festeggiare, lui viene preso in spalla da tutti, mentre lei – altrimenti sarebbe scandalo – viene alzata appoggiata su di una sedia, nessuno deve toccarla!

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Lui porge lo spumante (è un matrimonio cristiano!) a lei, e lei porge lo spumante a lui, con le braccia incrociate:

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E il taglio della torta avviene con una sorta di sciabola, lui guida, lei ha la mano su quella di lui:

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Alla fine, c’è il ballo dei due sposi, portano dei barattoloni dal quale esce ghiaccio secco, cosicché si formi questa sorta di nebbia. Questo abbraccio è il momento più equivoco. Durante tutta la festa gli sposi non si toccano, soltanto per mano, un bacio non sia mai.

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Alla fine della festa c’è la processione delle candele, tutte le ragazzine, le bambine, le donne non sposate, prendono in mano una candela e si mettono in fila, come a una processione, e portano queste candele alla sposa:

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E tutti applaudono:

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Senza sé

In questa bella intervista ad Adriano Sofri sull’Unità, nel riportare le parole, qualcuno ha trascritto un lapsus molto bello: i pacifisti senza sé e senza ma. Senza ma, e senza sé. Come se quando si perdono i dubbi, e i congiuntivi, si perdesse la pienezza della propria personalità, di sé.