Dialogo tra un cristiano e un non so /1

Dialogo tra un cristiano e un non so

30 aprile  – da Marco Beccaria a Giovanni Fontana

Caro Giovanni,
cominciamo finalmente ‘sta benedetta conversazione a distanza. Forse occorre spiegare brevemente a chi ci leggerà sui rispettivi blog come ne è nata l’idea. Abbiamo trascorso insieme un paio di giornate (ti avevo invitato nel liceo dove insegno a parlare ai ragazzi di Palestina, Israele e tutto il resto) e tra un piatto di stracotto d’asina e diversi caffè uno dei temi di conversazione più accanitamente dibattuti tra me e te è stato quello della religione e del cristianesimo in particolare, del suo statuto, della sua pretesa di verità, di come esso orienti o meno i comportamenti umani, se esso sia stato e sia tuttora un bene o un male per l’umanità. Ovviamente, avevamo e abbiamo idee diverse in merito. Poi tu hai scritto un paio di post sul tuo blog che ruotavano intorno a tematiche analoghe a quelle della nostra conversazione. Hanno avuto una lunghissima coda di commenti. Ecco allora la mia idea: una conversazione a distanza, via mail, botta e risposta, da pubblicare a puntate sui rispettivi blog. Siccome sei un pazzo scriteriato, hai accettato. E allora cominciamo.

Voglio partire da un tema facile facile e tutto sommato collaterale, la storia. Tu spesso affermi che al Cristianesimo è storicamente ascrivibile un’enorme quantità di male (lascio a te, eventualmente, l’onere dell’esemplificazione, ma giusto per tenerci sulle generalissime: guerre, inquisizioni, oscurantismi) che avrebbe macchiato la storia del mondo. Quanto al bene fatto dai cristiani di tutte le epoche (anche qui, stando sulle generali: cultura, ospedali, scuole, assistenza), sostieni l’ipotesi che essi, i cristiani “buoni”, lo sarebbero in quanto buoni, non in quanto cristiani: il loro essere cristiani si insedierebbe come sovrastruttura del tutto effimera e ininfluente su un “essere buoni” naturale. Essi, tu dici, avrebbero compiuto il bene ugualmente fossero stati pagani, atei o, che ne so, induisti. Trovo tale ipotesi piuttosto bizzarra per diverse ragioni, nonché facilmente ribaltabile. Così come tu ascrivi aprioristicamente il male fatto dai cristiani al cristianesimo e il bene fatto dai cristiani al loro essere buoni, io potrei altrettanto aprioristicamente attribuire il male fatto dai cristiani alla malvagità intrinseca della natura umana, e il bene al miracolo di redenzione apportato dall’adesione al cristianesimo. Scannamenti, guerre e torture esistevano già presso i popoli pagani e continuano a essere perpetrate da uomini e regimi che si dicono atei e, talvolta, esplicitamente anticristiani. Tregue di Dio, misericordia per i poveri e università, per dirne tre, sono creazioni incontrovertibilmente attribuibili allo spirito cristiano. Come la mettiamo?

Al di là di questa facile ostensione di indecidibilità, vorrei sottoporti un’ulteriore domanda: limitando la nostra analisi alla storia del mondo occidentale dall’età tardoantica al Settecento (l’ambito in cui, storicamente, il cristianesimo è nato, s’è diffuso e ha retto sostanzialmente incontrastato come religione e visione del mondo), come puoi distinguere ciò che hanno fatto i cristiani da ciò che hanno fatto coloro che cristiani non erano? Semplicemente, in quei secoli erano TUTTI cristiani. Lo era Torquemada e lo era Bach. Lo era Galileo e lo erano i suoi giudici. Lo era Agostino e lo era Giustiniano. Lo era Goffredo di Buglione e lo era Francesco d’Assisi. Lo era Filippo II di Spagna e lo era Cartesio. Lo era Caravaggio e lo era Ignazio di Loyola. L’ateismo nacque come opzione culturale concepibile solo nel ‘600 e cominciò a divenire sociologicamente rilevante nell’800. Fino ad allora, mi verrebbe da dire, qualsiasi differenza venga posta tra ciò che, nel bene e nel male, è ascrivibile ai cristiani e ciò che è ascrivibile ai non cristiani è del tutto inconsistente. Il cristianesimo era, semplicemente, l’unico orizzonte culturale (seppur molto variegato) in cui gli uomini di quel millennio abbondante nacquero, vissero, operarono e morirono.

(Siccome amo il fair play, voglio che tu sappia che in questa mia apertura – come in una partita a scacchi – con l’aria di stare dicendo una cosa che può forse apparire controproducente per le mie tesi in realtà ti sto tendendo una trappola).
(Perché tu immagini già dove voglio andare a parare, vero? No? La trappola è tesa. Paura, eh?).


4 maggio – da Giovanni Fontana a Marco Beccaria

Caro Marco, caro prof,
Sono contento di cominciare questa conversazione, e sono contento di cominciarla con te: so che tu non aggirerai le questioni.
Prima di cominciare mi sembra utile dire velocemente quello che pensa la tua leale opposizione*:

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Vincere, e vinceremo

Ieri notte è stata assurda. Ma assurda assurda. I fuochi d’artificio per San Nicola dovevano iniziare alle 22.00. Ma la Triestina stava inaspettatamente vincendo a Livorno, che voleva dire promozione in Serie A per il Bari. Hanno aspettato le 22.30, e nel momento in cui è finita la partita a Livorno sono cominciati i fuochi. Un casino inimmaginabile. Tutti a dire che la promozione in Serie A fosse merito di San Nicola, chiaramente. Bicchieroni di birra a un euro – ladri, prima costavano 0.80 cent, mi hanno detto – e chi non zompa è nu lecces.

Io, voi testimoni, leccese non sono, quindi mi sembrava giusto saltare! Ho capito anche il vantaggio di tifare una squadra biancorossa: che sradichi quei nastri della polizia, divieti di sosta, lavori in corso, e ti sei fatto gli striscioni. Tutti in giro con quelli.

E poi… visto che Ludovico ha entrature nella campagna elettorale del sindaco di Bari, sù nel ufficio del comune a festeggiare. Tutta Bari si raggruppa sotto al palazzo del comune per urlare e festeggiare, e noi sopra – affacciati al terrazzo – insieme al sindaco e a un capo ultrà che è candidato nella lista del sindaco. Finiva che ti montavi la testa, e in quel contesto ti veniva anche da sproloquiare…. «bonificherò, l’Agro Pontino!»

Qui festeggiamenti con fuochi annessi, qui la folla sotto al balcone.

Non posso lamentarmi dell’accoglienza riservatami, a Bari.

Onore

Onore è la parola più bandita di questo blog, cerco di usarla il meno possibile, e la considero una parola fascisteggiante. Quale sia la radice di questo mio pensiero è molto chiaro, in Medio Oriente.

Un paio di settimane fa Nahid Abu T’eima, una donna palestinese, aveva scritto una lettera ad Abu Mazen in cui chiedeva al Presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese di impegnarsi contro i delitti d’onore.  La lettera è intitolata inequivocabilmente “Presidente, il suo silenzio sulle donne palestinesi uccise è complicità”. Fra l’altro è molto positivo che questa lettera sia genuinamente palestinese, l’agenzia Ma’an news, e non un tassello della partita a scacchi mediatica che c’è sempre, su questi temi, in Palestina. Qui la campagna, la trovate anche in italiano su  Scettico, e ne riporto qui uno stralcio:

Mi rivolgo a voi, presidente Abbas, poiché lei é responsabile, e vi sarà chiesta una spiegazione quanto alle ragioni per le quali decine di donne sono uccise da membri della loro famiglia ogni anno.Voi Potete porre fine a questi crimini “d’onore” con un colpo di penna e dire alle nostre famiglie che non c’è onore nell’assassinio.

Signor Presidente,ne abbiamo abbastanza di essere il carburante. Ne abbiamo abbastanza di gente che uccide le nostre mogli e si glorifica di porre fine alla vergogna di una famiglia. Ne abbiamo abbastanza che nessuno si interroga sulla vacuità di queste vanterie. Ne abbiamo abbastanza di giustificazioni con “l’onore“.

E mi è venuto in mente un passaggio di un libro letto di recente, proprio sull’onore e su quanto volere il bene si possa misurare, eccome. Un concetto che, talvolta, è più facile da far capire lì che qui:

Given the requisite beliefs about “honor,” a man will be desperate to kill his daughter upon learning that she was raped. The same angel of compassion can be expected to visit her brothers as well.  (…) A girl of any age who gets raped has brought shame upon her family. Luckily, this shame is not indelible and can be readily expunged with her blood. (…) The girl either has her throat cut, or she is dowsed with gasoline and set on fire, or she is shot. The jail sentences for these men, if they are prosecuted at all, are invariably short. Many are considered heroes in their communities. What can we say about this behavior? Can we say that Middle Eastern men who are murderously obsessed with female sexual purity actually love their wives, daughters, and sisters less than American or European men do? Of course, we can.

Un sì

Metti un Ludovico che ti propone un week end a una Bari per festeggiare un festeggiamento di una promozione in serie A di un Bari con annesso festeggiamento di un patrono. Tu che gli dici?

Un sorriso gratis

Oggi sono passato davanti a una ragazzotta che aveva un’espressione veramente strana, com molto impegnata ma anche assorta e fuori, poi gli sono passato accanto e ho sentito che prufumava di mamma, non so se mi spiego bene, e mi ha fatto molta tenerezza.

Il mondo fa schifo

Ricordate la faccenda di ieri, dell’incidente e della signora che m’era venuta addosso? Dovevo chiamarmi oggi, per darmi i soldi dei danni. E tutto a posto.

Oggi non mi chiama, la richiamo e mi dice che non ha intenzione di darmi i soldi perché aveva ragione lei.  In pratica il marito è andato dall’assicurazione – ho capito – e quelli gli hanno detto che modificando la sua versione può avere ragione lei, perché quella era una strada principale e aveva la precedenza.

Ovviamente io avevo già impegnato l’incrocio, che è molto lungo, e lei mi ha preso sulla parte posteriore della bici, io sono saltato sul cofano e poi sono andato per terra. Ma come faccio a dimostrare che io avevo già impegnato l’incrocio (lei era ferma)?

Avevo visto che lei era con due bambini, molto impaurita, allora ho cercato di tranquillizzarla. Le ho detto che non m’ero fatto nulla, e che non si preoccupasse, non sarei andato all’ospedale. Lei mi continuava a ripetere scusascusascusa. Mi ha detto: «è che in qusta macchina proprio non si vede davanti, c’è un “buco di visuale”». Io volevo pure registrarla, ho iniziato a farlo con il cellulare, mentre lo diceva. Ma ho smesso di farlo perché mi sembravo troppo stronzo: mi stava dicendo che m’avrebbe ripagato tutto, sembrava onestissima e impaurita. Allora ho smesso di registrare e ora ho soltanto io che dico «è proprio mi sei venuta addosso»  e lei non eccepisce. Poi, fidandomi, come un cretino. Ho smesso.

Il biciclettaio, al quale siamo andati – c’erano lui e un amico che potevano testimoniare a mio favore perché avevano anche loro sentitole dire che era lei la colpevole, e che era lei aveva intenzione di pagare tutto – ha detto che lui non vuole essere messo in mezzo, con un atteggiamento da “non voglio altri problemi”, che mi ha proprio demoralizzato.

Confesso anche una cosa: quando quella lì m’ha chiamato, mi sono veramente arrabbiato. Ripeteva: «tanto tu non ti sei fatto nulla, vero?». Allora quando ho attaccato, bello arrabbiato, ho preso la macchina e sono andato al pronto soccorso. Dopo tutto un bel graffione ce l’ho, e una bella contusione muscolare se ti viene addosso una macchina c’è sempre. Ma poi, appena entrato in sala d’attesa, mi son sentito uno stronzo e non ce l’ho fatta, e me ne sono andato.

È chiaro che è una reazione emotiva, ma ora sono veramente demoralizzato per come il mondo fa schifo…

Dio e il Pi greco

Immerso nelle mie varie letture mangiapretesche,  leggevo che nella Bibbia – per due volte, qui e qui – Dio sbaglia la cifra di Pi greco.

Allora mi sono ricordato di quella specie di filastrocca molto carina che avevo assimilato – una di quelle cretinate che imparo a memoria – e che però non avevo mai messo sul blog; e anche se non siete Dio, può essere utile* per ricordarvi le prime quindici cifre del Pi greco. Fa così:

Tre, imperfettibile è degno archetipo di quella serie che svela – volgendo circolare – mirabil relazione

Che è la descrizione di ciò che il Pi greco è, ma è anche il Pi greco stesso – perché se contate le lettere di ogni parola contenuta nella frase, avrete:  tre, (3,) imperfettibile (14) è (1) degno (5) archetipo (9) di (2) quella (6) serie (5) che (3) svela (5) – volgendo (8) circolare (9) – mirabil (7) relazione (9), che sono anche le prime quindici cifre di Pi greco.

Perché Ï€ = 3,14159265358979…

*E se non trovate alcuna utilità nel ricordare le prime quindici cifre del Pi greco… vuoi mettere quanto ci si può bullare con gli amici..?

Cruz Vermelha

Stavo vagando per il sito dell’agenzia d’immagine a cui Amnesty aveva commissionato la campagna del post precedente, e mi sono imbattuto in questo spot, che raccontava un’iniziativa della Croce Rossa portoghese.

Questo Natale, in un grande centro commerciale di Lisbona, la Croce Rossa ha aperto un negozio in cui si vendeva un solo articolo: la speranza. Vorrei raccontarvelo, ma il video (hanno anche scelto un brano dei Sigur Ros!) lo fa molto meglio di come lo farei io:

Le belle idee come questa mi commuovono un po’, sempre. Io ci credo al mondo.

Somebody has to be for them

Ho provato a renderlo bene in italiano (il meno peggio forse è: Tutti sono contro tutti Qualcuno deve essere per loro), ma in inglese funziona certamente meglio:

Everybody is against everybody
Somebody has to be for them

Il sottotitolo è “27 anni a supporto dei diritti di tutti”.
È lo slogan, io lo trovo molto bello, di una campagna – c’è anche un video – di Amnesty International che ha attirato la mia curiosità. E probabilmente l’ha fatto perché recato da una mappa. Le mappe attirano sempre il mio occhio, ma credo che questa colpirebbe anche chi non abbia questa perversione da nerd.

Ci sono tutti i continenti del mondo, ma raffigurati con le persone che in quei paesi hanno annichilito i diritti umani: c’è il Ku Klux Klan negli Usa, Hitler in Germania, Mao in Russia. Ma si comincia dall’inizio dei tempi.

Se la volete vedere meglio, cliccateci sopra per ingrandirla:
amnestyinternetionalagainst
Intanto sempre Amnesty, domani, a Roma e Milano ha convocato per domani un’iniziativa contro l’impiccagione di Delara Darabi. Il primo desiderio quando ho letto dell’impiccagione, è stato di andare in Iran e fare una strage. Evidentemente ad Amnesty sono più saggi: se ci andate non portate bandiere, ma solo un fiore bianco.

>Sources: 1 2<